“PIU’ FUOCO CHE ACQUA”…storia dell’ ADHD

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Troppe persone pensano che l’ADHD sia una diagnosi solo del 21 ° secolo o che sia stata menzionata per la prima volta solo negli anni ’80.

In realtà la prima descrizione dettagliata e pubblicata di una condizione che ora conosciamo come ADHD, risale al 1798 e alcuni  riferimenti possano essere trovati ancora più indietro nel tempo, fino all’antica Grecia!

Storia antica dell’ ADHD

Le prime citazioni, di quello che sembra potessero essere sintomi di ADHD, furono di Ippocrate, spesso chiamato il padre della medicina moderna

Visse in Grecia dal 460 al 375 a.C. circa. Era noto che aveva fatto dei riferimenti ad alcuni pazienti che non riuscivano a concentrarsi su una cosa a lungo e che avevano reazioni impulsive rispetto a quello che gli accadevano intorno. Pensava che la causa fosse uno “squilibrio del fuoco sull’acqua” e raccomandava per loro una dieta insipida che includeva pesce e poca altra carne, molta acqua e molto esercizio fisico.

Non è stato detto molto altro fino a quando Sir Alexander Crichton, un medico scozzese, ha descritto qualcosa di simile all’ADHD nel suo libro del 1798, facendo una specifica indagine sulla natura e l’origine del disordine mentale.

La descriveva come “la malattia dell’attenzione” e osservava che le persone con questa condizione sembravano essere molto irrequiete mentalmente, con grandi difficoltà a rimanere concentrati su un compito o su un gioco.

In quel periodo, il filosofo e medico John Locke scrisse il saggio “Some Thoughts Relerning Education”,  (Alcune riflessioni sull’ Educazione) in cui discuteva di un gruppo di studenti che non potevano “evitare che la loro mente si allontanasse“.

I libri di testo medici nel 1800 iniziano sempre più a fare riferimenti a bambini che avevano gli stessi problemi comportamentali di oggi e quindi con i sintomi dell’ ADHD. Cominciarono ad usare un numero di nomi diversi per descrivere la condizione: “bambino nervoso”, “ipermetamorfosi”, “instabilità mentale”, “sistema nervoso instabile“, “ipereccitabilità” …

Primi evidenze scientifiche sull’ ADHD

Poi, nel 1902, il pediatra britannico Sir George Frederic Still tenne tre conferenze su un gruppo di bambini che avevano difficoltà a prestare attenzione a lungo. Descriveva che avevano grandi difficoltà a autoregolarsi e che alcuni potevano essere particolarmente emotivi, aggressivi e provocatori.

Aveva notato che non avevano problemi intellettuali in generale (normodotati) e che erano colpiti più i ragazzi che le ragazze. Aveva anche esaminato la questione se quella la condizione, ancora senza nome,  fosse qualcosa di ereditario nelle famiglie.  Di fatto ha definito l’insieme di questi sintomi comportamentali  come “un difetto anomalo del controllo morale”

Circa 20 anni dopo, i medici hanno iniziato a provare a collegare  anche il “disturbo del comportamento postencefalitico” (PBD) ai sintomi dell’ADHD.

Il disturbo era il risultato di un’epidemia di encefalite letargica, una forma di infiammazione del cervello causata da un virus. Si credeva che il PBD causasse iperattività e altri cambiamenti nei bambini, ma guardando indietro oggi, gli esperti sanno che quei bambini non avevano effettivamente l’ADHD, ma una condizione che mostrava sintomi simili.  

Storia moderna dell’ADHD

Ma il nome attuale, ADHD, non era ancora mai stato usato.

  • Nel 1968, la seconda edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association, DSM-II, elenca per la prima volta il disturbo, ma sotto il nome di “reazione ipercinetica dell’infanzia“. Si pensava che causasse irrequietezza e distraibilità nei bambini, ma che sarebbe diminuito crescendo.
  • Con il DSM-III nel 1980, ci fu una maggiore comprensione e descrizione della condizione chiamandola Disturbo da deficit di attenzione (ADD), con o senza iperattività”. In una terza edizione rivista nel 1987, il nome è stato poi  cambiato con ADHD.
  • Il DSM-IV nel 1994 ha perfezionato la diagnosi elencando tre diversi tipi di ADHD: tipo disattento, tipo iperattivo / impulsivo e tipo combinato.
  • L’attuale DSM-5 li considera presentazioni, piuttosto che sottotipi,  e che possono modificarsi nel corso della vita di una persona.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da

More Fire Than Water: A Short History of ADHD

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