ADHD NEGLI ADULTI ANZIANI

 

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C’è ormai un numero sempre più crescente di adulti anche anziani a cui viene diagnosticata l’ADHD… 40, 50, 60 anni e oltre.

I clinici riportano un costante aumento delle richieste di test dell’ADHD da parte di adulti cresciuti negli anni, quando l’ADHD era ancora raramente riconosciuto nei bambini.

Alcuni studi pionieristici da tutto il mondo indicano che la prevalenza di ADHD tra gli adulti più anziani (età 45-85) è probabilmente circa il 3% della popolazione mentre la prevalenza per i bambini può raggiungere l’8 – 9%.

La maggior parte degli adulti con ADHD ha passato anni a cercare di rispondere a una domanda: “Cosa c’è che non va in me?”

Alla maggior parte di loro erano state diagnosticate altre problematiche psico-neurologiche, più spesso confuse con disturbi dell’umore e difficoltà di apprendimento.

Sappiamo adesso che l’ADHD coesiste con diverse altre condizioni, quindi le diagnosi originali erano probabilmente accurate ma incomplete.

Identificare l’ADHD può essere complicato a qualsiasi età.

Non esiste un esame del sangue o una scansione del cervello che rivela l’ADHD latente.

Al momento solo i dati comportamentali raccolti dai medici, attraverso interviste approfondite, valutano l’ADHD (così come per altri disturbi psicologici), seguendo le indicazioni del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V)

L’ADHD può presentarsi però in modo diverso negli adulti anziani, con più difficoltà nel valutare i sintomi, perché gli stessi possono mimare quelli del normale processo di invecchiamento (come una lieve compromissione cognitiva per demenza precoce).

  • Il normale invecchiamento cognitivo inizia già dopo i 30 anni, con un graduale rallentamento della velocità di elaborazione della risposta motoria.
  • Oltre i 40 anni l’attenzione selettiva – la capacità di concentrarsi su una cosa specifica ignorando informazioni irrilevanti – comincia fisiologicamente a diminuire.
  • Lo stesso vale per la memoria di lavoro – la nostra capacità di recuperare un pensiero o un’idea recente dopo essere stati temporaneamente distratti.
  • Molte funzioni esecutive diminuiscono con l’avanzare dell’età – inibendo le nostre risposte (pensando prima di agire) e le nostre reazioni/riflessi agli stimoli esterni(guida sicura di un’auto).

Se questo elenco parziale di problemi che ruotano attorno all’invecchiamento e al deterioramento cognitivo sembra familiare, è perché ricorda molti sintomi dell’ADHD.

I cervelli dell’ADHD tendono a elaborare le informazioni più lentamente.

Dal 20 al 30 % dei bambini e degli adulti con ADHD hanno una disabilità dell’apprendimento (discalculia e dislessia…)

La funzione esecutiva – pianificazione, organizzazione e consapevolezza del tempo – è un sfida continua per bambini e adulti con ADHD.

Non sorprende, quindi se alcuni adulti più anziani sembrano aver “sviluppato” i sintomi dell’ADHD.

La verità è che non esiste però l’ ADHD ad insorgenza adulta!

L’ADHD inizia alla nascita e continua, sostanzialmente attraverso la vita di una persona.

La caratteristica saliente è quindi: la differenza tra qualcuno che non ha mai avuto sintomi di ADHD ma invecchiando li ha, rispetto a qualcuno che è sempre stato così.

Il marcatore coerente per l’ADHD è quindi la longevità dei sintomi.

È troppo tardi ?

Gli anziani che sospettano di avere l’ADHD a volte sono scettici sull’importanza di ricevere una corretta diagnosi

“Ne vale la pena all’età di 73 anni?”

La risposta dipende dalle circostanze della vita.

Una diagnosi di ADHD è comunque caldamente consigliata per il trattamento di quei sintomi che continuano a condizionare negativamente la vita.

L’età non dovrebbe mai essere un fattore dissuasivo per una valutazione o un trattamento dell’ADHD.

La compromissione cognitiva è un problema grave per chi ce l’ha.

Un adulto anziano che si rivolge ad uno specialista merita quindi la stessa attenzione per determinare cosa gli sta succedendo, come a chiunque altro.

Scoprire l’ADHD quando ormai si è anziani può comunque aprire le porte a dei sogni a lungo repressi.

Avere l’ADHD che ti ha portato a rinunciare alle proprie aspirazioni è comunque molto doloroso.

Non bisogna smettere di arrendersi nel voler raggiungere gli obiettivi o i desideri che vogliamo realizzare nella nostra vita!

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

Inside the Aging ADHD Brain

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