ADHD E SOVRACCARICO SENSORIALE

elaborazione sensoriale

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Mio figlio si comporta bene a scuola ma non a casa …e ho scoperto perché.

Io e mio marito scherziamo (a malincuore) nel dire che nostro figlio è uscito da me urlando… e non ha mai più smesso di farlo.

Subito dopo la sua nascita ho percepito che c’era qualcosa che non andava. I suoi inconsolabili e continui pianti, problemi di alimentazione e di addormentamento, sono stati i miei indizi. Si sono aggiunti poi ritardi motori e problemi di autoregolazione emotiva

Quando aveva 6 mesi mi è stato segnalato da uno specialista che poteva avere problemi di elaborazione sensoriale.

Avevo così tanti dubbi. Cosa significava questo?  Crescendo avrà problemi a scuola o con gli amici? Sarà come gli altri bambini..?

Lo specialista ha fatto del suo meglio per rispondere:

I problemi di elaborazione sensoriale sono difficoltà nell’organizzare e rispondere alle informazioni che arrivano attraverso i sensi. Certi suoni, immagini, odori e sapori possono creare una sensazione di “sovraccarico sensoriale“. Luci troppo luminose o tremolanti, rumori forti e alcune stoffe di vestiti sono fra i fattori scatenanti che possono far sentire i bambini sopraffatti e sconvolti.

I problemi dell’elaborazione sensoriale non sono una specifica disabilità di apprendimentoma possono avere un grande impatto sull’apprendimento.

L’avvertimento del terapeuta, secondo cui mio figlio avrebbe avuto crolli emotivi frequenti e intensi, si è trasformato in esplosivi e costanti!

Grazie alla terapia occupazionale e altre strategie mirate, i suoi crolli crescendo sono numericamente un pò diminuiti. Ma erano ancora così intensi…quindi, in preparazione alla sua transizione all’asilo, mi sono rinforzata ripetendomi un motto: “Spero per il meglio, ma preparati al peggio”

Mi preparai mentalmente per farlo andare alla scuola materna e informai l’insegnante sui comportamenti che avrebbe visto: come piangere all’improvviso, chiudersi e rifiutarsi di unirsi alle attività in classe.

Sorprendentemente la prima settimana di scuola era andata alla grande. Niente lacrime, niente crisi. Mio figlio sembrava sinceramente contento di andare all’ asilo e la sua insegnante lo descriveva come “un bambino da sogno“… “collaborativo, segue le indicazioni e ascolta. È sociale e non ha problemi ad unirsi nelle attività “, mi disse,” vorrei avere 20 bambini come lui!

A metà della seconda settimana, tuttavia, qualcosa è cambiato. Mio figlio sembrava stesse bene quando ero andata a prenderlo, ma non appena siamo saliti in macchina per andare a casa ha cominciato ad urlare a squarciagola e a dare calci sul retro del mio sedile.

Quando siamo arrivati a casa si è concentrato poi sul suo fratellino come bersaglio della sua aggressività, spingendolo in continuazione e strappandogli i giochi dalle mani.

Improvvisamente da quel momento i crolli del doposcuola sono diventati la nostra nuova normalità nella maggior parte dei giorni. Eppure la sua insegnante mi rassicurava comunque dicendomi che andava tutto bene.

L’estrema differenza tra il suo comportamento all’asilo e il suo comportamento a casa mi ha messo in dubbio: “Se è un bambino modello a scuola, perché non riesce ad esserlo a casa? Che cosa sto facendo di sbagliato? Ha bisogno di più “disciplina” ?

Con questi dubbi mi sono rivolta alla nostra terapeuta che li ha subito chiariti.

Ecco cosa ho imparato: mio figlio stava cercando di “reggere” ai tempi della scuola materna e stava facendo un lavoro eccezionalmente difficile per lui. Stava elaborando così tanto durante la sua giornata scolastica:

  • un nuovo ambiente
  • nuove routine
  • nuove abilità sociali.

Era normale che crollasse una volta tornato nel suo ambiente familiare e sicuro.

Questa spiegazione aveva perfettamente senso per me. No, mio ​​figlio non aveva bisogno di più “disciplina“. Ciò di cui aveva bisogno erano ancora più strategie e strumenti mirati per aiutarlo a contenere il suo sistema nervoso troppo agitato.

Ho iniziato a provare diverse strategie sensoriali. Cosa è stato vincente ?

  • Avere uno spuntino croccante a portata di mano dopo il prelievo da scuola
  • un “cestino di oggetti sensoriali” in macchina per il viaggio
  • proposte di un’attività o gioco rilassante a casa…ma a volte anche molti cuscini per combattimento a portata di mano, per fargli sfogare un pò di energia.

Anche se non posso dire che queste strategie abbiano messo completamente fine ai crolli del doposcuola di mio figlio, li hanno però molto attenuati.

Ora, quando cade a pezzi, mi ricordo che i suoi crolli dopo scuola sono una liberazione dal giorno che ha trascorso lì, dove si sforza per fare il meglio che può.

Quando torniamo a casa e ha finito la sua crisi, lo abbraccio stretto e gli dico quanto lo amo.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

https://www.understood.org/en/community-events/blogs/my-parent-journey/2018/12/12/my-son-behaves-at-school-but-melts-down-at-home-i-found-out-why

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