NOVITA’ DALLA RICERCA: l’ADHD NON E’ SOLO UN DISTURBO COMPORTAMENTALE

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Il dr.Thomas Brown, professore di psichiatria alla Yale University School of Medicine, ha l’opportunità di vedere l’ADHD da molti lati:

  • come ricercatore
  • come insegnante all’università di medicina
  • come psicologo che aiuta i pazienti a gestire i loro sintomi

L’approfondita ricerca del dr. Brown sul cervello ha formulato un nuovo concetto sull’ADHD: “con il vecchio concetto si pensava all’ADHD solo come  a un disturbo comportamentale“, dice. “Ma sappiamo che molte persone con ADHD non hanno mai avuto problemi comportamentali significativi, ma tutte sono accomunate dalle difficoltà a focalizzare l’ attenzione sui compiti necessari e ad utilizzare efficacemente la memoria di lavoro. ”

Per il dr. Brown l’ADHD è quindi un disturbo cognitivo: una compromissione dello sviluppo delle funzioni esecutive (EF) – che è il sistema di autogestione del cervello.

La redazione di ADDitude ha intervistato il dr. Brown per ottenere risposte ad una vasta gamma di dubbi e domande:

  • La sua teoria del deterioramento della Funzione Esecutiva è ben compresa dai medici  che stanno facendo attualmente diagnosi ?

Ancora troppo lentamente. Molti medici pensano ancora all’ADHD alla vecchia maniera – come un problema comportamentale accompagnato da difficoltà nel prestare attenzione. Non capiscono che la “Funzione Esecutiva” è davvero un ampio ombrello.   Di fatto quando i pazienti sentono i sintomi associati alla compromissione della Funzione Esecutiva – difficoltà a organizzarsi o ad iniziare compiti, a sostenere lo sforzo per finire i compiti, a resistere invece di saltare impulsivamente nelle cose, a ricordare ciò che è stato appena letto o ascoltato, a gestire le emozioni – dicono tutti, ” Sì, sì, sì, sono io !

  • I medici di famiglia ricevono abbastanza formazione sull’ADHD?

Insegno all’università di medicina generale e gli studenti ricevono ancora pochi approfondimenti sull’ADHD. Ci sono tante persone con ADHD che confermano il fatto che il loro medico di base non ha l’esperienza o la formazione per riconoscere i sintomi o le eventuali comorbilità e non sa nemmeno gestire l’eventuale terapia farmacologica.

  • Quali novità si trovano nel DSM-V rispetto alle cause o il trattamento dell’ADHD?

Ci sono molti cambiamenti, in particolare nei criteri dell’ età di inizio dei sintomi . E’ stato dimostrato che per molte persone i sintomi dell’ADHD possono manifestarsi molto dopo l’età di sette anni. Per es. le disabilità delle Funzioni Esecutive (che sono le caratteristiche comuni e principali dell’ADHD), nelle persone che non hanno problemi di controllo del comportamento, possono non essere particolarmente evidenti fino al liceo.

  • Donne e ADHD: quali sono le ultime scoperte in quest’area?

Vedo donne – di successo e intelligenti – venire nel mio ufficio e dire: “Temo di avere l’Alzheimer e sono spaventa. Ho problemi a ricordarmi le parole che prima venivano facilmente. Non riesco a concentrarmi più come una volta.” Faccio la valutazione e diagnostico l’ ADHD, anche se non hanno una storia pregressa di queste difficoltà, prima della menopausa. Questo ha senso, perché l’estrogeno è uno dei principali modulatori per il rilascio di dopamina nel cervello. Quando il livello di estrogeni diminuisce, come nella menopausa, il risultato – per alcune donne – sono l’acutizzarsi dei sintomi dell’ ADHD.

  • I suoi studi dimostrano che gli studenti con ADHD hanno spesso un QI elevato, ma non vanno bene a scuola o nella vita. Perché?

Un vecchio pregiudizio era che se avevi l’ ADHD non eri intelligente, e se eri intelligente non potevi avere l’ADHD. Era senza senso. Ho fatto uno studio su 157 adulti con QI superiore alla media. Tutti hanno pienamente soddisfatto i criteri diagnostici per l’ ADHD e tutti avevano avuto problemi con la memoria di lavoro e la velocità di elaborazione. Molte di queste persone non avevano ricevuto diagnosi di ADHD fino a quando non erano diventati adulti. Hanno sofferto molto per le difficoltà incontrate (apparentemente ingiustificate) nel loro percorso scolastico. Tutti erano demoralizzati e avevano rinunciato a studi a lungo termine. Se fossero stati diagnosticati precocemente e avessero trovato un ambiente famigliare e scolastico che li avesse  supportati nei loro punti di forza, riconoscendo i loro limiti, la loro autostima non sarebbe stata così intaccata. La diagnosi precoce e il conseguente trattamento terapeutico  possono significare così tanto nell’arco della vita di una persona.

  • Alcuni pazienti adulti chiedono la risonanza magnetica per confermare la diagnosi. Che ruolo ha questa procedura nella correttezza della diagnosi ?

Nessuna. L’ADHD non è un problema strutturale nel cervello. È principalmente un problema chimico. Ci sono certamente alcune differenze strutturali che l’imaging del cervello mostra: questa parte del cervello è un po’ più piccola del normale e un’altra parte è un po’ più grande. Ma l’imaging cerebrale è un’istantanea della struttura del cervello che viene presa in una frazione di secondo e non ti dice nulla sul fatto che un paziente abbia l’ADHD. Ecco perché è necessario  ancora fare domande specifiche su come il paziente funzioni in una varietà di situazioni, in diversi momenti della giornata e in circostanze diverse.

  • Siamo vicini a scoprire quali geni sono responsabili dell’ ADHD?

Sono state fatte molte ricerche negli ultimi anni  e ci sono alcuni geni candidati, ma nulla è ancora preciso. Più prove otteniamo più chiaro sembra che non ci siano singoli, o due o tre geni responsabili per l’ADHD. Ci sono un sacco di geni, ognuno dei quali controlla alcuni dei sintomi.

  • I lettori spesso ci chiedono se l’ADHD può causare demenza o il morbo di Alzheimer. Può esserci il rischio?

Non ci sono attualmente prove a sostegno di questa affermazione. Con l’ADHD abbiamo a che fare con un problema che influisce sulla dinamica chimica del rilascio di dopamina e norepinefrina alle sinapsi del cervello. Con l’Alzheimer invece il cablaggio del cervello viene distrutto da proteine che si accumulano come placche sui neuroni.

  • Abbiamo bisogno di ulteriori ricerche sugli adulti e ADHD?

Abbiamo ancora molta strada da fare. Dobbiamo capire meglio le singole varianti di ADHD negli adulti. Alcuni adulti hanno avuto grossi problemi a scuola, ma una volta che hanno finito la scuola sono stati in grado di specializzarsi in qualcosa in cui erano bravi e hanno avuto successo. Altri adulti sono andati meglio a  scuola, ma hanno mantenuto problemi al lavoro o a gestire una famiglia. Stiamo iniziando a identificare i domini della compromissione e a riconoscere che queste difficoltà con le Funzioni Esecutive non riguardano solo le persone nelle prestazioni accademiche, ma anche nella capacità di mantenere relazioni sociali e gestire le emozioni.
Purtroppo, il DSM-IV non diceva nulla su questa componente emotiva come parte della sindrome ADHD. Tuttavia è chiaro dalla ricerca più recente che il controllo emozionale fa invece parte della compromissione della Funzione Esecutiva.  Alcuni adulti con ADHD reagiscono ancora in modo eccessivo a qualcosa che è banale o perdono il controllo in situazioni in cui non possono permettersi di perderlo. Queste reazioni eccessive possono stravolgere relazioni, carriere lavorative e intere vite.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

https://www.additudemag.com/the-additude-interview-answer-man/

 

 

 

 

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