ADHD E ALTRE 3 CARATTERISTICHE IMPORTANTI

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I sintomi da manuale dell’ADHD – disattenzione, iperattività e impulsività – non evidenziano anche altre caratteristiche importanti: quelle che modellano le percezioni, le emozioni e le motivazioni.

L’esperto psichiatra Dr. Dodson ,  specializzato nella diagnosi e cura di adulti con ADHD, spiega queste caratteristiche che fanno parte integrante del disturbo.

Il DSM-5 – manuale diagnostico e statistico della psichiatria – elenca ben 18 criteri diagnostici per il disturbo da deficit di attenzione. I medici lo usano per identificare i sintomi e i ricercatori lo usano per determinare le aree di studio utili da approfondire.

Un problema: questi criteri descrivono solo in che modo l’ADHD colpisce i bambini di età compresa tra 6 e 12 anni e ciò può portare a diagnosi tardive e trattamenti fallimentari per gli adolescenti e gli adulti .

Di fatto la maggior parte delle persone (anche i clinici a volte) hanno solo una vaga comprensione della complessità dell’ADHD. Pensano che sia equivalente solo all’iperattività e alla scarsa attenzione, soprattutto nei bambini. Si sbagliano.

Se facciamo una domanda precisa e chiediamo: “Che cosa hanno in comune tutte le persone con ADHD, rispetto a chi non c’è l’ha ?”, prende forma un particolare insieme di sintomi da tenere in considerazione, 3 caratteristiche che spiegano altri aspetti della condizione:

  1. un sistema nervoso basato sugli interessi
  2. ipereccitazione emotiva 
  3. ipersensibilità al rifiuto

1. Un sistema nervoso di ADHD basato sugli interessi
Nonostante il suo nome ( Disturbo dell’ Attenzione), l’ADHD in realtà causa un’attenzione inconsistente, perchè viene attivata “solo in determinate circostanze”.
Si tratta di stati d’ iperfocus: una concentrazione intensa per una particolare attività, durante i quali la persona può perdere il senso di quanto tempo stia passando.
Questo stato non viene attivato naturalmente dalle richieste specifiche di prestazione, ma da momentanei interessi personali: per competizione, per novità o un’urgenza creata da una scadenza.

Il sistema nervoso dell’ADHD è basato quindi sull’interesse, piuttosto che sull’importanza o sulla priorità.

Quando i medici chiedono: “Riesci a prestare attenzione?”, la risposta in genere è: “A volte, dipende…”.
Questa è una domanda posta in modo sbagliato. I genitori e gli insegnanti spesso esprimono perplessità  proprio perché vedono il bambino concentrarsi molto, anche per ore, nel fare qualcosa che gli piace – come i videogiochi – e l’ incapacità di concentrarsi  per altri obiettivi richiesti – come compiti e progetti – viene quindi interpretata come una sfida o una forma di egoismo.

I medici dovrebbero invece chiedere: “Riesci ad importi di rimanere concentrato?” e poi: “Quando riesci, pensi continuamente ad altro che vorresti fare?”

Chiunque con l’ADHD risponderà in questo modo: “Riesco a fare tutto ciò che voglio purché m’interessi/appassioni, sia una novità o un’urgenza” – “Non riesco a fare naturalmente le cose con le motivazioni che solitamente usano gli altri: importanza, premi e conseguenze.”

2. Ipereccitazione emotiva 
La maggior parte delle persone si aspetta che l’ADHD crei solo un’ iperattività visibile (motoria). Ciò si verifica solo nel 25% dei bambini e nel 5% degli adulti. Il resto prova invece una sensazione di ipereccitazione interna, più che esterna.

Quando chiedo alle persone con ADHD di spiegarmi meglio, dicono:
• “Sono sempre teso. Non posso mai rilassarmi. ”
• “Non posso semplicemente sedermi lì e guardare un programma televisivo con il resto della famiglia“.
• “Non riesco a spegnere il cervello e il corpo per andare a dormire la notte“.

Le persone con ADHD hanno pensieri ed emozioni che sono più intense di quelle normotipo. I loro alti sono più alti e i loro bassi sono più bassi. Ciò significa che sperimentano  sia la felicità che la critica in modo più esagerato di quanto non facciano i loro coetanei.

I bambini con ADHD sentono di essere “diversi” e non lo vivono come una cosa buona. Tendono a sviluppare una bassa autostima perché si rendono conto che non riescono a concentrarsi e finire ciò che iniziano e perché le persone intorno a loro non riescono distinguere tra ciò che fanno e ciò che sono. Provano un senso di vergogna che crescendo può diventare un sentimento dominante, per le tante critiche ricevute.

Come riconoscere l’ipereccitazione emotiva?
I medici sono abituati a riconoscere i Disturbi dell’umore e non la maggiore intensità degli stati d’animo che provoca l’ADHD.

  • I Disturbi dell’umore sono caratterizzati  da stati d’animo che sono separati dagli eventi della vita della persona e spesso durano anche per più di due settimane.
  • Gli umori creati dall’ ADHD sono invece quasi sempre innescati da eventi e percezioni e si risolvono molto rapidamente.

Sono normali stati d’animo che provano tutti, tranne che per la loro intensità.

Cosa fare per gestire l’ipereccitazione emotiva?
Per contrastare i sentimenti di vergogna e di bassa autostima, le persone con ADHD hanno bisogno del supporto di altri che credano sinceramente in loro. Questo può essere un genitore, un fratello maggiore, un insegnante, un allenatore o un amico. Chiunque, purché pensi che non sia intenzionalmente cattivo, specialmente quando le cose vanno male.

Il messaggio ottimale per loro è sentirsi dire:  “Io ti conosco, sei in gamba. Se fosse questione solo di buona volontà faresti tutto come gli altri anche tu. Quindi c’è qualcosa che ti sta intralciando e voglio che tu sappia che io sarò lì con te fino a quando non capiremo di cosa si tratta e per risolvere quel problema che intralcia la tua vita”.
La vera chiave per combattere la bassa autostima e la vergogna è aiutare quindi una persona con ADHD a capire come avere successo, con il suo particolare sistema nervoso.

3. Sensibilità al rifiuto
La disforia sensibile al rifiuto (RSD) è un’intensa vulnerabilità alla percezione – non necessariamente reale – di essere respinti, presi in giro o criticati, da persone importanti della propria vita. L’RSD causa un dolore emotivo estremo, innescato da un senso di insuccesso per non riuscire a soddisfare i propri standard o le aspettative degli altri.

È una reazione che le persone con ADHD non riescono a descrivere e spesso mi dicono: “Non riesco a trovare le parole per dirti come mi sento…ma non riesco a sopportarlo“.
Spesso questa intensa reazione emotiva è nascosta ad altre persone. Non ne vogliono parlare a causa della vergogna che provano per la loro mancanza di autocontrollo, o perché non vogliono che la gente sappia di questa loro intensa vulnerabilità.
Il 98-99% degli adolescenti e degli adulti con ADHD riconosce di avere avuto esperienza di ipersensibilità al rifiuto

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

https://www.additudemag.com/symptoms-of-add-hyperarousal-rejection-sensitivity/

 

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