ADHD E LA CONDIVISIONE CON GLI INSEGNANTI

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CONDIVISIONE DI TESTIMONIANZA

Per anni ci siamo avvicinati ad ogni nuovo anno scolastico con nuove speranze e aspettative.

Ogni volta pensavamo che questo sarebbe stato l’anno in cui tutto sarebbe andato bene e mio figlio Jack sarebbe finalmente “decollato” come un missile nella stratosfera accademica.

Che le difficoltà e le tribolazioni dell’anno prima sarebbero sparite e che presto sarebbe stato in orbita e avrebbe volato in alto…

Ma anche all’inizio di quest’anno la nostra “radio” della vita ci ha fatto di nuovo sentire: “Houston, abbiamo un problema…

Ciò che ci ha scoraggiato è stata la dura consapevolezza che avremmo dovuto di nuovo spiegare anche al team delle scuole superiori, tutti i punti deboli e i punti di forza di nostro figlio che purtroppo non conoscevano e con fatica era riuscito a migliorare negli anni scolastici precedenti.

Attraverso altre riunioni avremmo di nuovo dovuto “istruirli” su nostro figlio e fargli sperimentare nei mesi successivi ciò che lui faceva o non faceva bene. Come già era capitato, dovevamo affrontare un nuovo equipaggio d’insegnanti.

Mi sentivo come Sisifo della mitologia greca – l’uomo che era destinato a far rotolare continuamente un immenso masso in salita, solo per farlo poi di nuovo rotolare giù….mentre si avvicinava alla cima.

Quando andai al consiglio di classe per incontrarli, tutto quello che riuscivo a pensare era: “Voi non conoscete mio figlio Jack…”

E’ davvero un grande problema quando hai a che fare con la disabilità a scuola: man mano che tuo figlio cresce anche gli insegnanti cambiano. Proprio quando magari uno di loro sembrava capire il tuo bambino…bisogna ricominciare da capo.

Nel tempo ho anche capito che essere un’insegnante non vuol dire conoscere l’effetto dell’ ADHD sull’ apprendimento di mio figlio. Poteva essere il più grande esperto di matematica, di scienze o qualunque altra materia, ma non riuscire comunque a comprendere la valutazione “neuropsicologica” scritta dallo specialista di mio figlio.

Così ho deciso che avrei scritto io una lettera da dare a ciascuno dei suoi nuovi insegnanti, intitolandola: ” a te che non conosci Jack

Ho iniziato così con una breve descrizione della diagnosi di mio figlio, con parole molto semplici,  in modo che potessero capire quali sfide doveva affrontare mio figlio, concentrandomi nel chiarire bene le sue difficoltà.

A Jack è stato diagnosticato un tipo combinato di ADHD e un disturbo dello spettro autistico. Ha quindi difficoltà di memoria e una significativa compromissione delle sue funzioni esecutive. In particolare il suo ADHD gli rende difficile filtrare le informazioni in entrata e di mantenere  a lungo la sua concentrazione. A volte è molto iperattivo e questo interferisce con le sue capacità di autocontrollo, molto ostacolate anche da una forte impulsività

Dopo aver precisato nella lettera che anche la sua memoria di lavoro (a breve termine e lungo termine) erano compromesse, ho pensato che sarebbe stato utile per gli insegnanti capire cosa tutto questo potesse significare in senso pratico.

Ho continuato quindi scrivendo e spiegando cosa avrebbero dovuto aspettarsi da mio figlio, per es. durante lo svolgimento di un compito: che lui avrebbe potuto dimenticare le istruzioni date per farlo, o un passaggio nel testo di italiano o di un problema di matematica.

Conoscendo le sue grandi difficoltà anche nella scrittura, ho precisato che a differenza dei suoi compagni probabilmente avrebbe scritto  testi brevi e con una brutta calligrafia. Non perché fosse pigro, ma perché è davvero difficile per lui scrivere le frasi che gli scorrono troppo velocemente in testa.

Ho voluto poi  bilanciare scrivendo anche gli aspetti positivi di Jack, nella speranza che gli insegnanti potessero sfruttare al meglio i suoi punti di forza.

Ho evidenziato che mio figlio ha comunque  un “entusiasmo infinito per le cose che lo interessano” ed è “affascinato da tutte le cose che coinvolgono la tecnologia…” e che questo lo rende molto più abile a scrivere su un IPad, piuttosto che manipolare una penna.

Ho anche scritto che Jack ama aiutare e dare una mano. Che gli piace per questo essere chiamato nel distribuire il materiale in classe, permettendogli così non solo di aumentare la sua autostima, ma di potersi alzare e muoversi.

Ho suggerito quindi che, se diventa  un po’ troppo nervoso, si può incaricarlo di consegnare una busta chiusa nell’ufficio del Preside (non deve sapere che dentro c’è magari solo scritto “ciao” e che è solo una scusa per farlo muovere).

Nella riunione successiva alla consegna di questa  mia lettera, gli insegnanti mi hanno ringraziato per tutte le informazioni che ho voluto condividere con loro, per fargli conoscere mio figlio Jack ” e che le rileggono spesso quando hanno dei problemi con lui.

Beh, forse non tutti lo fanno davvero, ma sicuramente scriverla mi ha fatto sentire un po’ meglio e mi ha dato l’occasione di cominciare bene questa nuova avventura scolastica.

Avanti tuttaaaa !

https://chadd.org/you-dont-know-jack/

 

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