COSA SAPPIAMO SULL’ADHD ? DOMANDE E RISPOSTE

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Il DR. Thomas E. Brown, Ph.D., ha lavorato per 20 anni nella facoltà di Yale Medical School e attualmente insegna alla Keck Medical School della University of Southern California. Inoltre, è Direttore della Brown Clinic for Attention and Related Disorders, con sede a Manhattan, in California, nonché autore del recente libro  Outside the Box: Rethinking ADD / ADHD in bambini e adulti.

Di seguito risponde ad una serie di domande che comunemente riceve:

  •  A volte tutti possono distrarsi o non ascoltare sempre attentamente, abbiamo tutti l’ ADHD ?

Effettivamente alcuni sintomi dell’ ADHD vengono vissuti occasionalmente un po’ da tutti. Ma le persone che hanno realmente l’ADHD li vivono con grande frustrazione perché sono quotidiani, persistenti e pervasivi. L’ADHD di fatto è un complesso di problemi che riguarda il sistema di autogestione da parte del cervello,  in particolare delle sue funzioni esecutive.

  • Perchè con l’ADHD le persone possono essere davvero brave a concentrarsi su uno sport, nel fare arte, o suonare musica, ma non riescono a concentrarsi su altre cose che gli vengono richieste di fare? Non è solo un problema con la forza di volontà?

L’ADHD può sembrare (superficialmente) un problema con la forza di volontà, ma in realtà non lo è. È un problema con la dinamica della chimica del cervello. Le sostanze chimiche del cervello che motivano l’azione semplicemente non si attivano efficacemente.

  • Devi essere “iperattivo”, o avere qualche problema di comportamento, per avere l’ADHD?

No, molti di coloro che hanno l’ADHD non hanno mai avuto problemi d’ “iperattività motoria” o comportamentali. Il problema principale per chi è affetto da ADHD è l’ “attenzione” generalmente concepita come una parte inclusiva delle “funzioni esecutive” che coinvolge la motivazione, la memoria di lavoro a breve termine, la regolazione delle emozioni, lo sforzo mentale sostenuto e altre funzioni di autogestione.

  • L’ ADHD sembra riguardare in particolare i maschi; ma ci sono anche donne o ragazze con gli stessi sintomi ?

Le statistiche dicono che durante l’infanzia e l’adolescenza , 3 ragazzi ricevono la diagnosi rispetto ad 1 sola ragazza; tuttavia, il numero di donne diagnosticate con ADHD in età adulta,  è invece quasi uguale al numero di uomini con la stessa diagnosi. I Racconti delle donne in cerca di trattamento per l’ADHD, indicano che molte di loro hanno sofferto per molti anni a causa dei sintomi dell’ADHD non diagnosticata, prima che diventassero abbastanza grandi da cercare un trattamento per se stessi.

  • Qual è la causa principale dell’ ADHD?

Tende ad esserci nelle stesse famiglie: genitore con ADHD, o un nonno, uno zio, o un fratello che ha avuto gli stessi sintomi. Spesso è difficile sapere chi l’ha avuto in famiglia, perché per molti anni i medici non facevano questa diagnosi. Purtroppo ancora oggi la diagnosi per mote persone è tardiva.

  • C’è qualche prova scientifica per confermare l’ADHD?

Vi è ormai una forte ed obiettiva evidenza scientifica:

  • che l’ADHD è altamente ereditabile
  • che gli individui con ADHD hanno un ritardo di 2-3 anni o più, nello sviluppo di specifiche aree del cervello che supportano le funzioni esecutive
  • che l’ADHD è associato a debolezze uniche di connessione e comunicazione tra le regioni del cervello
  • che è associata a diversi modelli di assottigliamento corticale
  • che nei casi più gravi il trattamento con farmaci mirati migliorano i sintomi

 

  • L’ ADHD  persiste per tutta la vita?

Studi di follow-up mostrano che circa il 75% delle persone con l’ADHD diagnosticata durante l’infanzia, continuano a sperimentare disabilità significative associate all’ADHD anche nell’età adulta. Tuttavia, circa il 25 %  può avere una remissione dei sintomi. Per queste persone si si sono modificate, sviluppate alcune aree del cervello, rispetto a coloro che continuano a soffrire di ADHD.

  • Si può avere successo lavorativo anche con l’ADHD ?

Molti studi hanno dimostrato che alcuni bambini e adulti anche con alto Quoziente Intellettivo hanno l’ADHD. Nonostante i loro punti di forza intellettuali, tendono ad avere significativi punti deboli nella memoria di lavoro, nella velocità di elaborazione, nella motivazione e in altri aspetti dell’ADHD che sono indipendenti dalle loro altre capacità cognitive.

  • L’ADHD non è solo un problema di attenzione e memoria. E’ vero che comporta anche problemi con la gestione delle emozioni ?

Molte persone con l’ ADHD hanno difficoltà croniche a modulare l’espressione delle proprie emozioni. La ricerca ha rivelato che le emozioni sono la base primaria su cui il cervello di ogni persona determina la motivazione, momento per momento – ciò che è, in quel momento, interessante e importante, o no, a quell’individuo.

  • È vero che l’ADHD può essere diagnosticato oggettivamente con un test di imaging cerebrale?

No, c’è stata una ricerca significativa che ha usato l’imaging cerebrale (risonanza magnetica) ma per raccogliere informazioni sulle differenze tra lo sviluppo del cervello e il funzionamento nei bambini, o negli adulti con ADHD rispetto a quelli che non hanno l’ ADHD. Ma al momento non esiste un test di imaging in grado di diagnosticare l’ADHD in modo affidabile. I ricercatori attualmente non hanno ancora un modo per scattare una “istantanea” di imaging del cervello e da questa determinare se quella persona ha problemi di ADHD.

  •  In che modo i problemi di ADHD possono essere adeguatamente valutati e diagnosticati?

Le alterazioni dell’ADHD sono dimostrate nel tempo in molte diverse attività della vita quotidiana. Non possono essere valutati adeguatamente da esami del sangue, test del computer o test neuropsicologici eseguiti velocemente. Una valutazione seria richiede che uno specialista, adeguatamente formato, raccolga sistematicamente informazioni sulla situazione di vita della persona, sul suo stato di salute, sull’educazione e su molti aspetti del funzionamento quotidiano nel tempo e in vari contesti, rispetto ad altre persone di età comparabile.

  • Chi sta assumendo il trattamento dell’ ADHD con farmaci  nel tempo gli daranno dipendenza?

Per evitare l’abuso dei farmaci per l’ ADHD, in Italia c’è l’obbligo di prescrizione solo da parte dei Centri di Riferimento, sparsi su tutto il territorio italiano, attraverso la segnalazione al Registro Nazionale che è stato attivato nel 2007. ( http://www.old.iss.it/adhd ). Di fatto la ricerca ha dimostrato che un bambino con sintomi di ADHD, medio-gravi, se non curato anche con farmaci appropriati, ha il doppio del rischio di sviluppare un disturbo da uso di sostanze che fungono da medicalizzazione. 

  • In che modo l’ADHD è correlato a disturbi dell’apprendimento, o ad altri disturbi psichiatrici ?

La ricerca ha dimostrato che un adulto con ADHD ha 6 volte il rischio di avere almeno un disturbo d’apprendimento o un problema psichiatrico. Questo perché le alterazioni della funzione esecutiva dell’ADHD sono spesso alla base di altri disturbi. Sfortunatamente i medici spesso diagnosticano e trattano altri disturbi con cui hanno più famigliarità, come ansia, depressione, dislessia, disturbi dell’umore, o disturbi dell’uso di sostanze, ma non riconoscono un ADHD sottostante che potrebbe richiedere un trattamento per aiutare l’individuo a raggiungere un adeguato funzionamento.

  • Chi è  qualificato per diagnosticare e curare efficacemente l’ADHD?

Purtroppo ancora molti professionisti della salute mentale e medica, inclusi psicologi, psichiatri e altri medici come i pediatri, in passato hanno avuto una formazione professionale molto scarsa  nella valutazione o nel trattamento dell’ADHD, specialmente negli adolescenti e negli adulti. Solo di recente hanno cominciato a sviluppare competenze, acquisendo formazione specifiche per l’ADHD anche all’estero o in Cliniche Universitarie già specializzate.

  • L’ADHD manifesta  gli stessi sintomi ad ogni livello di età, o cambia quando la persona invecchia?

Le menomazioni correlate all’ADHD sono determinate in base al livello di sviluppo delle funzioni esecutive, comunemente dimostrato dalla maggior parte degli individui di età simile. L’infrastruttura del cervello che supporta le funzioni esecutive si sviluppa molto lentamente e non è completamente matura fino alla tarda adolescenza (quasi a 20 anni). Una persona con ADHD ha le funzioni esecutive scarsamente sviluppate, rispetto a quelle della maggior parte degli altri di età comparabile. Ciò implica diverse funzioni correlate a ciò che è previsto mentre si procede da un’età all’altra.

  • L’ADHD è un problema che riguarda l’intera popolazione mondiale?

Quando vengono utilizzati gli stessi criteri diagnostici, l’ADHD si trova nella maggior parte dei paesi sviluppati e in via di sviluppo, specialmente laddove vi sono significative richieste di alfabetizzazione. Nonostante le differenze metodologiche e le differenze culturali, una meta-analisi di 102 studi, tra cui 171.000 individui, ha riscontrato che la prevalenza di ADHD è del 5,29% tra le persone di 18 anni, o più giovani e 2,8-4,4% negli adulti, di paesi di tutto il mondo.

  • L’ADHD è un problema solo durante gli anni scolastici, o ha qualche impatto negativo significativo nella  vita adulta di una persona?

Studi a lungo termine che confrontano gruppi campione di individui con ADHD e gruppi  senza ADHD, mostrano che quelli con ADHD hanno meno probabilità di completare la scuola superiore e hanno meno probabilità di completare studi a lungo termine come una Laurea. Sono persone che trovano più facilmente impiego in occupazioni non qualificate, con maggiori possibilità di licenziamento o di cambiare lavoro.

  • I farmaci quanto possono servire per migliorare i sintomi dell’ADHD?

Funzionano più come occhiali da vista, o lenti a contatto che non curano i problemi di vista, ma se montati correttamente, possono migliorare significativamente la vista durante il tempo in cui la persona li indossa. Le persone che seguono la terapia farmacologica possono migliorare significativamente i loro deficit di ADHD durante quelle parti del giorno in cui il farmaco è attivo. Per alcuni, il miglioramento è enorme;  per altri, sostanziale, ma non enorme; per altri ancora aiuta un po’, ma non molto; per circa il 20 % invece non funzionano proprio o causa degli effetti collaterali che la persona non vuole affrontare.

https://www.psychologytoday.com/intl/blog/brainstorm/201704/what-weve-learned-about-adhd

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