PICCOLI ADHD CRESCONO…

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CONDIVISONE DELLA TESTIMONIANZA DI UN PAPA’ CON ADHD

“Da bambino ricordo di aver creduto che la vita fosse un’avventura meravigliosa.

Per sfruttarla al massimo ero sempre in movimento: esploravo, ballavo, cantavo, mi arrampicavo. Ho parlato un milione di miglia all’ora e ho fatto miliardi di domande.

Ricordo anche di essere stato così completamente perso nella mia immaginazione, o assorbito dal mio ultimo interesse, che non ho notato come la mia energia senza fine e le chiacchiere continue, abbiano influenzando gli altri.

Né ho notato quando ho detto qualcosa di inappropriato, o violato lo spazio personale di qualcuno. I miei pensieri correvano felicemente davanti a me, in beato abbandono.

Ero spensierato, ignaro di eventuali danni che causavo o di eventuali segnali di pericolo. Totalmente immerso in un mondo tutto mio.

Ricordò però anche di aver lottato con la frustrazione che sentivo quando mi dicevano di aspettare, o di rimandare per castigo, i premi  che mi erano stati promessi. E che essere annoiato mi sembrava “l’inferno sulla terra”. Una sorta di dolore straziante, accompagnato da continua agitazione e irrequietezza interna.

Ma ancora peggio era il dolore che provavo quando mi ritrovavo nei guai e ricevevo il  rifiuto di aiutarmi, oltre che critiche e rimproveri. Questo dolore era paralizzante. Mi si stringeva un nodo in gola e volevo trattenere le lacrime che sarebbe stato bene lasciare andare.

Ho sempre cercato di evitare questo dolore ma, a causa delle mie sfide di autoregolazione, non riuscivo proprio a farlo.

Mentre crescevo, le mie sfide emotive si intensificavano. Cominciai a sperimentare quello che mia madre chiamava “alti e bassi”, non c’era mai una via di mezzo. E grazie alla mia estrema sensibilità, riuscivo a spostarmi tra i due in un batter d’occhio.

Immagino che vivere con me abbia fatto sentire di essere su un ottovolante. La mia famiglia, involontariamente trascinata dalle mie emozioni, era sempre in una corsa turbolenta e sperimentava i miei alti e bassi con snervante incertezza.

Come mia madre abbia fatto a superare il periodo della mia adolescenza non lo saprò mai.

Avendo bisogno di stimoli costanti sono diventato ribelle e polemico. Eppure sono rimasto sempre così fragile, bisognoso di amore, comprensione e di rassicurazioni sull’ opinione degli altri.

Anche quando mio padre ha smesso di tornare a casa fino a quando non dormivo, mia madre è rimasta al mio fianco, cercando con insistenza ogni strategia che potesse  aiutarmi, nella speranza che io cambiassi.

Ma non è successo. E credo mai succederà…

Perché sebbene la maturità abbia notevolmente diminuito l’intensità di alcuni sintomi, le mie sfide per la disregolazione emotiva ci sono ancora. Fanno parte di ciò che sono. L’ espressione dei miei tratti ADHD. E’ qualcosa che ho dovuto accettare e imparare a conviverci.

Fare pace con questa realtà ha richiesto tempo ed è stato possibile solo dopo aver cscoperto che avevo l’ADHD. Diagnosi ricevuta a 47 anni che mi mancava come pezzo di un puzzle  per ricomporlo. Senza questo pezzo sarebbe stato impossibile capirmi e accettare davvero me stesso. Ho potuto solo in quel momento cominciare a sviluppare l’auto-consapevolezza che mi serviva per usare le strategie di cui avevo bisogno per mantenere un senso di controllo della mia vita.

Adesso è il turno di mio figlio.  Mostra gli stessi tratti che ho avuto io da bambino. È molto sensibile, emotivamente reattivo e incline alla frustrazione. Velocemente passa da felice e frustrato e le sue grandi emozioni spesso lo travolgono.

Come per mia moglie, è un grande impegno crescerlo perchè difficile da gestire. Come era stato per me, sembra di andare ogni giorno sulle montagne russe e alla sera dobbiamo muoverci come se camminassimo su un guscio d’uovo, sperando ogni volta che non si spezzi.

Il mio obiettivo è di proteggerlo mentre è ancora piccolo e di fare tutto il possibile per aiutarlo a ridurre l’impatto dei suoi sintomi di ADHD, sperando che abbia un futuro radioso. E sono fiducioso che succederà, perchè ho già iniziato a nutrire in lui l’auto-consapevolezza e accettazione delle sue difficoltà, insieme alle abilità e alle strategie che dovrà nella sua vita usare, come me, per gestire le sue sfide emotive anche da solo, così da poter godere di quello che la vita avrà da offrirgli. ”

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

https://thrivingwithadhd.com.au/blog/my-number-one-adhd-parenting-strategy-listening-with-empathy/

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