ADHD E TRATTAMENTO DELLE COMORBIDITA’ NEI PAZIENTI ADULTI

Comorbidità+psichiatrica+e+Diagnosi+differenziale

La comorbidità è la regola, non l’eccezione, nella maggior parte delle condizioni psichiatriche. I medici oggi devono possedere una comprensione approfondita delle diverse condizioni al fine di diagnosticare e trattare efficacemente i sintomi dei pazienti con ADHD.

Il dott. Anthony Rostain, Professore di psichiatria e pediatria alla Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, che frequenta e supervisiona gli psichiatri per l’intero sistema sanitario dell’Università della Pennsylvania, ha un triplo impiego: in pediatria, psichiatria per adulti e psichiatria infantile e adolescenziale.  

E’ stato ospitato e intervistato dalla American Professional Society of ADHD and Related Disorders (APSARD) e di seguito si può leggere la sua risposta /parere su alcuni aspetti del trattamento dell’ADHD.

Questo articolo è presentato per scopi educativi generali, non come consulenza medica.

DOMANDA: i Disturbi dell’umore, il Disturbo bipolare e quelli di disregolazione emotiva, si verificano tutti con grande regolarità insieme ai sintomi dell’ADHD. Come medici, come bilanciate il trattamento dei vostri pazienti per l’ADHD e le eventuali condizioni di comorbidità?

RISPOSTA: La maggior parte dei pazienti in cerca di trattamento psichiatrico arriva non solo con disturbo da deficit di attenzione, ma anche con una varietà di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbi da uso di sostanze e simili. Come medici, dobbiamo aspettarci che gli adulti con ADHD – in particolare quelli che non sono mai stati trattati o quelli che sono stati trattati per l’ADHD ma continuino a sperimentare sintomi di disturbo – verranno da noi con un quadro complesso.

Le quattro condizioni più comuni diagnosticate accanto all’ADHD sono:

  1. il disturbo bipolare
  2. la depressione
  3. l’ansia 
  4. il disturbo dello spettro autistico.

1. ADHD e Disturbo bipolare

I dati del National Comorbidity Study suggeriscono che: tra le persone con ADHD quasi il 20% riferisce di avere una qualche forma di disturbo dello spettro bipolare. Questi pazienti non solo hanno disattenzione, impulsività e iperattività, ma anche gravi sbalzi d’umore.
Nel trattare pazienti con comorbilità dell’ADHD e disturbo bipolare, i medici sono stati storicamente preoccupati della possibilità che il trattamento con stimolanti potesse indurre o esacerbare la mania bipolare. Quindi  solitamente viene  associato uno stabilizzatore dell’umore per minimizzare le possibilità di innescare la mania.
La sfida più grande, che come medici siamo arrivati ​​a capire meglio, per il Disturbo bipolare, ha a che fare con gli stati depressivi persistenti che colpiscono i pazienti con Disturbo bipolare e con  ADHD. Poiché gli stimolanti non migliorano in modo significativo l’umore dei pazienti con depressione bipolare, suggerisco di trattare prima la depressione bipolare e dire al paziente: “Una volta che il tuo umore è più stabile e non sei più depresso, allora possiamo trattare i tuoi problemi relativi all’ ADHD “.

Spesso mi viene chiesto: “qual è il tuo punto di vista sul trattamento dei pazienti per disturbo bipolare che stanno già utilizzando con successo farmaci stimolanti? Ha senso tenere i pazienti sui farmaci per l’ADHD mentre inizia il trattamento per il disturbo bipolare?”  Proprio una recente sperimentazione ha riscontrato che i bambini con ADHD e Disturbo bipolare, trattati sia per l’ADHD che per il bipolare, presentavano i migliori risultati di qualsiasi paziente trattato solo per il Disturbo bipolare.

Questo è importante. Non vi è alcun motivo per interrompere un farmaco che è stato utile quando si sta tentando di trattare una seconda condizione. I pazienti bipolari che mi preoccupo di aiutare anche con  gli stimolanti sono studenti universitari che non riescono a dormire abbastanza e bene. Con qualche rara eccezione, non vi è alcun motivo per non utilizzare uno stimolante mentre si sta trattando l’aspetto del Disturbo bipolare, che rimane per un medico un grosso problema da monitorare.

2. ADHD e Depressione

Sia la Depressione che la Distimia, si presentano frequentemente in pazienti con ADHD. Anche in questo caso bisognerà prendere in considerazione prima una terapia per la depressione per poi affrontare i sintomi dell’ADHD. I medici nell’Unità di Depressione  all’Università della Pennsylvania, sono sempre più inclini ad aggiungere comunque gli  stimolanti per rendere più efficace la ricaduta  degli antidepressivi.

3. ADHD e Ansia

E’ molto difficile  districare l’ansia dall’ ADHD. 
L’ansia può interferire notevolmente con le prestazioni e la concentrazione. Quindi il primo passo è sondare la storia del paziente per capire come si presenta l’ansia. Nei pazienti con ansia e ADHD le due condizioni si alimentano a vicenda. Se l’ansia del paziente è però in gran parte centrata sulle difficoltà di prestazioni per lo svolgimento di un compito, nel caso di una storia pregressa di ADHD a scuola – allora il mio consiglio è di trattare prima l’ADHD.
Se il paziente si presenta invece con un Disturbo Ossessivo-compulsivo (DOC), o  un Disturbo d’ansia generalizzato (attacchi di panico), allora avvio un piano di trattamento diretto all’ansia stessa.

4. ADHD e autismo

Fino alla recente pubblicazione del Manuale Psichiatrico DSM-5, gli specialisti non dovevano diagnosticare contemporaneamente autismo e ADHD, un errore che ora è stato corretto. Per i pazienti con entrambe le condizioni, i farmaci stimolanti per l’ADHD hanno un effetto leggermente inferiore rispetto a quella osservabile per i pazienti senza autismo, ma i dati sono ormai chiari che è giustificato il trattamento per l’ADHD.
L’efficacia di un trattamento farmacologico è più difficile da valutare quando il paziente non è in grado di riferire correttamente gli effetti della loro ricaduta. C’è bisogno dunque di buone informazioni generali, da parte dei genitori e dagli educatori/insegnanti, che devono osservare e riferire le prestazioni del paziente nelle sue diverse attività.

Per tutte queste ragioni, la mia regola generale è: completare la storia riguardante ogni aspetto del funzionamento passato e presente della persona. E’ questa la “condicio sine qua non” per una cura efficace di un paziente adulto con ADHD.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

https://www.additudemag.com/treating-bipolar-disorder-depression-anxiety-autism-with-adhd/?utm_source=facebook&tos=accepted

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