ADHD & SCUOLA: CONDIVISIONE DI ESPERIENZE POSITIVE PER GESTIRE L’AUTOCONTROLLO

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Un alunno con ADHD agisce impulsivamente, ha difficoltà a controllare ciò che pensa, sente e dice. In altre parole, ha difficoltà con  l’autocontrollo e l’autoregolamentazione.

Per più di 30 anni  Mark J. Griffin, Ph.D è stato il Preside di una “scuola per bambini con difficoltà di apprendimento“. Alcuni dei suoi studenti avevano in particolare anche grandi problemi di autocontrollo.

A scuola questi studenti erano spesso disattenti, a malapena ascoltavano e non rispettavano i turni per parlare. Erano spesso sovraeccitati emotivamente ,con il risultato di sentimenti di frustrazione, impazienza e rabbia da parte loro, dei compagni e degli insegnanti.

Ricordo uno dei nostri dodicenni (nome di fantasia Jed) che ha lottato intensamente con questi problemi. Attività meno strutturate, come la ricreazione e i cambi di ora delle lezioni,  erano davvero momenti difficili per lui. Era molto impulsivo e reagiva in modo eccessivo anche a piccole frustrazioni. I compagni lo giudicavano imprevedibile ed era difficile andare d’accordo con lui.

Jed voleva disperatamente fare e tenere un amico. Ma i suoi problemi di autocontrollo sabotavano quotidianamente la sua socializzazione.

Un giorno Jed si è avvicinato a uno dei nostri collaboratori scolastici per chiedere aiuto. Gli disse che avrebbe fatto qualsiasi cosa per cercare di essere più calmo, meno distratto e meno impulsivo, sperando di poter così trovare e tenere un amico. Dopo aver contattato i genitori e i suoi specialisti, abbiamo messo insieme un programma/progetto per aiutarlo a gestire questi suoi problemi di autocontrollo nelle situazioni sociali.”

Ecco le tre parti del programma/progetto che più lo hanno aiutato:

1.Creare un “gruppetto di pranzo” strutturato.

Dato che i tempi scolastici meno strutturati, come il pranzo, erano un problema per Jed, si decise di farlo unire al pranzo della mensa scolastica una sola volta alla settimana. In quell’occasione c’era la presenza di un insegnante specializzato e di tre altri studenti.

Gli studenti del gruppetto” che erano stati scelti, avevano buone capacità di autocontrollo ed erano piuttosto accomodanti. Il “gruppetto del pranzo” ha creato un ottimo modello comportamentale da seguire per Jed. Era in grado di avere, in un gruppo più ristretto e con la supervisione di un adulto, buone interazioni sociali con i compagni .

2.Videoregistrazione e discussione del suo comportamento

Durante il pranzo ( n accordo con genitori e specialisti), abbiamo filmato Jed che interagiva con i suoi compagni,  per potergli così mostrare come il suo comportamento influenzava il modo in cui gli altri lo giudicavano.

Prima di vedere la registrazione Jed aveva dichiarato di non aver “colto” particolari spunti sociali. Mentre guardava il video, iniziò invece a notare come gli altri ragazzi usassero con naturalezza segnali sociali “verbali e non verbali” (incluso un sacco di linguaggio del corpo).

Vedere se stesso nella registrazione è stato un ottimo modo per iniziare una conversazione su come poteva reagire a situazioni diverse. Abbiamo parlato  dei momenti in cui ha avuto delle interazioni difficili e abbiamo fatto un elenco di soluzioni.

3.Regole di comportamento facili da ricordare

Un altro grande aiuto è stato quindi di fornire delle regole a Jed su come agire in situazioni meno strutturate. Abbiamo usato per facilitarlo l’acronimo LAST :

  • L — Look Guarda chi parla nel gruppo per scoprire cosa sta dicendo e cosa sta succedendo prima di dire o fare qualsiasi cosa.
  • A Attiva la tua attenzione!  Prestare attenzione a ciò che gli altri bambini stanno dicendo in risposta al relatore. Notare il loro tono e il loro linguaggio del corpo.
  • SSelf-monitor – Resisti a dire qualcosa subito e aspetta almeno 10 secondi guardardando intorno la situazione.
  • T Take your turn. T – Aspetta il tuo turno. Parla solo quando è il tuo turno e assicurati che quello che dici abbia senso nel flusso della conversazione.

All’inizio non è stato facile per lui. Ma anche se lentamente, Jed ha iniziato a fare progressi.  Fondamentale è stato proprio  far parte del “gruppetto del pranzo” per un intero anno accademico.

Alla fine dell’anno scolastico,  Jed riusciva ad essere più riflessivo, meno imprevedibile e molto meno impulsivo. La cosa più importante è stato per lui riuscire a realizzare il suo desiderio: finalmente farsi  un buon amico e a mantenerlo nel tempo.

Tratto, adattato e tradotto da:

https://www.understood.org/en/community-events/blogs/expert-corner/2015/05/26/how-ive-worked-with-kids-who-have-self-control-issues

 

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