Il mio bambino con ADHD avrà mai “un migliore amico”?

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C’è qualcosa di più triste, per un genitore, di un figlio che ha problemi a fare amicizia?

I genitori sono molto angosciati per i problemi che l’ ADHD crea nelle abilità delle relazioni amicali del figlio ” dice Richard Lavoie, un  consulente di educazione speciale nel Massachusetts. L’esperto non da lo stesso peso ai problemi accademici. Si preoccupa più del dolore causato dall’isolamento sociale che si trovano ad affrontare questi bambini. I genitori vogliono con forza sapere da lui come aiutarli a fare e mantenere amicizie.

Gli studi dicono che avere relazioni sociali positive, durante l’infanzia, è il miglior predittore di stabilità emotiva negli adulti, molto di più che avere successi accademici.

“Le amicizie non sono un lusso”, afferma Lavoie. “Sono una necessità.”

Tutti i genitori in generale si preoccupano delle amicizie dei loro figli. Ma per i genitori di bambini con disturbi evolutivi comportamentali, le preoccupazioni sono particolarmente serie e reali. Fare e mantenere gli amici richiede moltissime abilità: parlare, ascoltare, condividere, essere empatici e così via. Queste abilità non sono di fatto così naturali nei bambini con ADHD.

“Non rilevano i segnali sociali che altri bambini imparano per osmosi”, dice Carol Brady, Ph.D., psicologa clinica a Houston. Avere l’ADHD è come cercare di guardare sei TV contemporaneamente. Mentre decidi quale programma seguire alcune informazioni inevitabilmente ti sfuggono. “

I bambini con ADHD hanno problemi di amicizia per tanti motivi, fra cui i più comuni:

  • non sono buoni ascoltatori.
  • scacciano i potenziali amici con la loro impulsività, usando commenti poco gentili.

Per i bambini piccoli, la mancanza di abilità sociali potrebbe non essere un problema serio. Se per es. un bambino di 5/6 anni dice o fa qualcosa di sconveniente, altri coetanei potrebbero chiedersi il perché, ma è improbabile che si sentano offesi a quell’età. Inoltre, da piccoli si ha dietro un genitore che non solo organizza  i momenti di gioco, ma rimanere a disposizione per assicurarsi che vadano bene. Ma con l’avanzare dell’età dei bambini, le interazioni sociali diventano più complicate e i bambini con ADHD ( che sono più immaturi) restano indietro.

E gli adolescenti?

Durante il liceo, i genitori di tutti i ragazzi devono fare marcia indietro e lasciare che gestiscano le proprie relazioni”, dice Rick Zakreski, Ph.D., psicologo clinico nel New Jersey. Di solito aumentano le attività scolastiche e sociali e probabilmente troveranno anche loro una nicchia. Bisogna quindi vigilare ma mantenere una mentalità aperta e cercare di non giudicare solo dalle apparenze i suoi nuovi amici.

Il coinvolgimento dei genitori è essenziale se i bambini con ADHD non riescono a fare e mantenere amicizie.

“Alcuni dei lavori più difficili li faccio proprio con i genitori di bambini con ADHD”, dice Avie Lumpkin, un coach ADHD in California. Sono bravi genitori e lavorano anche sodo, ma tendono a provare gli approcci più tradizionali, che spesso non funzionano con i loro figli.

Questi bambini  spesso non si rendono conto di come vengono percepiti dai loro coetanei e commettono gaffe sociali senza rendersi conto di farle…o non hanno idea che un gioco si possa interrompere perché continuano ad ignorare le regole.

Per aiutarli, il consulente Richard Lavoie esorta i genitori a condurre quelle che definisce “autopsie sociali“. Si tratta di stimolare i genitori a trovare momenti in cui con il figlio possano parlare di cosa è andato storto, perché è successo e cosa potrebbe fare in modo diverso la prossima volta. Ricordandosi di essere sensibili e delicati come  si farebbe con un caro amico adulto; troppi feedback negativi possono infatti danneggiare l’autostima del bambino. Naturalmente, se il  bambino rivela un’interazione riuscita, sarà importante lodarlo con enfasi.

Come possono i genitori mantenere pazienza in prospettiva?

La maggior parte dei bambini socialmente isolati alla fine troveranno la loro strada. Crescendo possono migliore nella gestione del loro comportamento, con una ricaduta positiva anche sulle dinamiche dell’amicizia e perché spinti dalla forza dell’ adattabilità all’ambiente che li circonda.

Gli esperti dicono che un bambino non ha bisogno di essere dentro ad un gruppo numeroso, o di essere invitato a molte feste. In effetti, gli studi dimostrano che avere anche un solo amico intimo è tutto ciò che serve per sviluppare la fiducia in se stessi. Questo amico non ha nemmeno bisogno di essere un coetaneo. Può essere un parente, un insegnante, un nonno…Una volta stabilita una connessione relazionale positiva, potrà apportare indirettamente significativi cambiamenti nelle loro vite.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

 

 

 

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