ADHD & COMORBILITA’: UNA SFIDA PER GENITORI E INSEGNANTI

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CONDIVISIONE RIFLESSIONI PERSONALI

Il primo passo verso la consapevolezza, da parte dei genitori e degli insegnanti dovrebbe essere quello di accettare la presenza del disturbo nel figlio/alunno e comprendere che: “non è colpa di nessuno“.

Non è assolutamente facile accettare i limiti dell’ ADHD in un bambino normodotato e capire che molte delle cose che fa non sono intenzionali, ma che i suoi comportamenti problematici sono causati da specifiche difficoltà esecutive e cerebrali.
E’ più che mai importante, da parte degli adulti, evidenziare anche i suoi punti di forza, non limitandosi a guardare i molti errori e fallimenti che si verificano nella sua quotidianità.

  • Acquisire conoscenze scientifiche sull’ ADHD

I genitori e gli insegnanti possono essere informati inizialmente dagli specialisti, o dai pedagogisti, ma può essere fondamentale continuare in autonomia ad informarsi sulle caratteristiche del disturbo che tanto interferisce a casa e a scuola.

Per fare questo negli ultimi 10 anni si sono attivate  molte possibilità di approfondimento: seminari, convegni, conferenze, bibliografia, sito-grafia italiana ed internazionale, che fanno riferimento a fonti scientifiche. Inoltre è possibile consultare anche le indicazioni delle Linee Guida sul sito dell’ Istituto Superiore della Sanità, per conoscere i molteplici interventi terapeutici e le risorse specialistiche che hanno più efficacia nel migliorare la qualità di vita da chi ha una diagnosi di ADHD.

Quando è possibile, i genitori possono cercare d’incontrarsi con altri genitori che sono nella stessa situazione (gruppi di auto mutuo aiuto) per condividere i dubbi e la fatica di crescere un figlio/a con ADHD. Ma anche gli insegnanti possono avvalersi della condivisione/confronto di esperienze con altri colleghi, in particolare con i referenti per i BES, o con pedagogisti e psicologi messi a disposizione nella scuola.

  • Punti di forza e di debolezza della famiglia e della scuola

I bambini con ADHD hanno bisogno di vivere in un ambiente strutturato. Per fare ciò è importante valutare l’ambiente in cui vive, a casa e a scuola; quali sono i punti di forza e quelli più deboli nelle diverse strutture,  per cercare di fornire la routine con cui solitamente i bambini con ADHD funzionano meglio.

I bambini con ADHD sono continuamente monitorati /ripresi a casa e a scuola, a causa del loro comportamento e ricevono purtroppo più rimproveri dei loro coetanei. Questo diventa indubbiamente stressante e frustrante per loro e per chi vive intorno a loro. Bisognerà quindi allenarsi a cercare di tralasciare gli errori minori e impegnarsi a concentrarsi  su quelli che sono più importanti/rilevanti per la loro crescita, o che mettono in pericolo la loro integrità e quella degli altri.

  • Rafforzare l’ autostima.

Si può aiutare un figlio/alunno a rafforzare la propria autostima, facendolo sentire innanzitutto compreso e sostenuto. I piccoli progressi, ma anche lo sforzo/impegno ( non solo il risultato) se enfaticamente rinforzati/gratificati, avranno più possibilità di aumentare nel tempo.

Per i genitori è essenziale chiedersi: ” a mio figlio è ben chiaro che sarò al suo fianco per aiutarlo e sostenerlo nelle sue difficoltà ?”.  Perché nei bambini con ADHD, per i loro molteplici problemi relazionali, generalmente subentra  una bassa autostima e la paura ricorrente di essere rifiutati e abbandonati a causa del loro comportamento.

  • Imparare a mantenere una buona comunicazione assertiva.

Avere una buona comunicazione influisce notevolmente sulle relazioni del figlio/alunno con ADHD, per aiutarlo a superare i suoi frequenti fallimenti. Bisognerà imparare ad ascoltarlo assertivamente e a rispondergli cercando di non usare un linguaggio complicato e soprattutto prolisso.

  •  Imparare a porre dei limiti/regole

E’ fondamentale la presenza di regole visibili e condivise (struttura) a scuola e a casa. Anche il tempo libero andrà strutturato e monitorato con coerenza e fattibilità. In caso di inadempienze non farsi prendere dalla rabbia/frustrazione, ma dare conseguenze proporzionate e non umilianti. Purtroppo infatti i castighi spesso dipendono più dall’ umore che hanno le persone in quel momento che dalla gravità dei fatti !

  • Modellare i comportamenti.

Sarà necessario imparare e seguire alcune importanti strategie per insegnare in particolare l’uso del linguaggio interno (autoistruzioni), per aiutare il  figlio/alunno a controllare/inibire l’impulsività; così come allenare ad esprimere le proprie emozioni, incoraggiando il figlio/alunno  riservandogli l’ascolto assertivo.

  • Mantenere un buon dialogo con la scuola-famiglia

Sarebbe auspicabile, per migliorare le relazioni tra genitori e scuola, che entrambe le parti conoscano e accettino la condizione del bambino con ADHD. Sappiamo purtroppo le difficoltà che in realtà s’incontrano, ma non bisogna per questo scoraggiarci …
In mancanza di circostanze/persone favorevoli all’accettazione del disturbo del figlio/alunno, sarà importante che ognuno non dimentichi di : “continuare fare quello che nel proprio ruolo gli compete“, poichè la complessità generale della problematica ha indubbiamente grandi difficoltà nell’essere quotidianamente, adeguatamente gestita da entrambe le parti.

La ricetta per realizzare tutto questo qual è?

Non esiste la “bacchetta magica”, ma  la conoscenza e la disponibilità a mettersi in gioco sono  importanti per intervenire e migliorare la ricaduta sociale dell’ADHD (ed eventuali comorbilità), il cui dramma è che: si manifesta con un’alterazione comportamentale in persone normodotate, per cui è fin troppo facile negarne l’esistenza e incolpare piuttosto l’educazione, i genitori, o gli insegnanti…tutti fattori che certamente possono incidere sui sintomi, ma che non sono la causa diretta del disturbo.

L’aspetto importante dell’ADHD è che può essere trattato con successo, mentre la disinformazione, o i pregiudizi non aiutano a migliorare la condizione di chi ne è colpito.

Le difficoltà che le “disabilità” in generale presentano, sono sfide poste alla nostra intelligenza…per riuscire ad andare “oltre” all’approfondimento medico/scientifico e integrare le nostre capacità “umane” di solidarietà e accoglienza.

 

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