ADHD E…PILLOLE DI RIFLESSIONE

Diario-di-scuola-21

Condivisione di riflessioni dello scrittore/insegnante Daniel Pennac (auto-dichiarato dislessico).

  • “Non esiste bambino o ragazzo che non abbia voglia di conoscere e di imparare !
    Ma ci sono cause, o con-cause, che gli rendono difficile imparare e studiare…” Da qui ogni insegnante/genitore/educatore dovrebbe partire, con la mente sgombra per trovare la chiave d’accesso a quella piccola persona: la chiave che ognuno ha in tasca!
  • I nostri studenti (figli) chevanno male’, ritenuti senza avvenire, non vengono mai soli a scuola (e a casa)… In classe ( e a casa) entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso.” […]
  • La lezione ( o il compito a casa) può cominciare solo dopo che hanno posato il fardello e pelato la cipolla…Difficile spiegarlo, ma spesso basta solo uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto fiduciosa, chiara ed equilibrata per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi, collocarli in un presente rigorosamente indicativo”[…]
  • “… adulti e bambini, si sa, non hanno la stessa percezione del tempo.
    Dieci anni non sono niente per l’adulto, che calcola in decenni la durata della propria esistenza. Passano così in fretta, dieci anni, quando ne hai cinquanta! Sensazione di rapidità che peraltro acutizza la preoccupazione delle madri per l’avvenire del proprio figlio. Si dà il caso che per il ragazzo ognuno di quegli anni vale un millennio; per lui il futuro sta tutto nei pochi giorni a venire. Parlargli dell’avvenire significa chiedergli di misurare l’infinito con un decimetro“[…]
  • Ogni studente (o figlio) suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia.
    Una buona classe (o famiglia) non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia.
    E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme.
    Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica.
    Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini !” […]
  • A dire il vero tutte le madri provano un po’ di vergogna, e tutte sono preoccupate per il futuro del figlio. “Ma che cosa diventerà?”
    La maggior parte di loro fa dell’avvenire una rappresentazione che è una proiezione del presente sullo schermo angosciante del futuro.
    Il futuro, come una parete, dove sono proiettate le immagini smisuratamente ingrandite di un presente senza speranza, ecco la grande paura delle madri!” […]
  • A tutti coloro che oggi imputano la formazione di “bande” al solo fenomeno delle periferia, io dico: certo, avete ragione, la disoccupazione, certo, l’emarginazione, certo, i raggruppamenti etnici, certo, la dittatura delle marche, certo, la famiglia monoparentale, certo, lo sviluppo di un’economia parallela e di traffici di ogni genere, certo, certo…Ma guardiamoci bene dal sottovalutare l’unica cosa sulla quale possiamo agire personalmente e che risale alla notte dei tempi pedagogici: la solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce, perso in un mondo in cui gli altri capiscono.”[…]
  • Ho provato presto il desiderio di fuggire. Dove? Non è chiaro. Diciamo fuggire da me stesso e tuttavia dentro di me. Ma in un io che fosse accettato dagli altri. La solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce, perso in un mondo in cui gli altri capiscono. Solo noi adulti possiamo tirarlo fuori da quella prigione, formati o meno per farlo.”[…]
  • A nascere son buoni tutti! Persino io sono nato! Ma poi bisogna divenire! Crescere, aumentare, svilupparsi, ingrossare (senza gonfiare), accettare i mutamenti (ma non le mutazioni), maturare (senza avvizzire), evolvere (e valutare), progredire (senza rimbambire), durare (senza vegetare), invecchiare (senza troppo ringiovanire), e morire senza protestare, per finire… un programma enorme, una vigilanza continua… perché a ogni età l’età si ribella contro l’età! E se fosse solo questione di età… ma c’è anche il contesto!”[…]
  • Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo, chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti? Nessuno è condannato a essere per sempre una nullità, come se avesse mangiato una mela avvelenata! Non siamo in una fiaba, vittime di un incantesimo!
    Forse è questo insegnare: farla finita con il pensiero magico, fare in modo che a ogni lezione scocchi l’ora del risveglio.”[…]
  • In ogni caso, sì, la paura fu proprio la costante di tutta la mia carriera scolastica: il suo chiavistello. E quando divenni insegnante la mia priorità fu alleviare la paura dei miei allievi peggiori per far saltare quel chiavistello, affinché il sapere avesse una possibilità di passare.”[…]
  • “Sì, è la prerogativa dei somari, raccontarsi ininterrottamente la storia della loro somaraggine: faccio schifo, non ce la farò mai, non vale neanche la pena provarci, tanto lo so che vado male, ve l’avevo detto, la scuola non fa per me… La scuola appare loro un club molto esclusivo di cui si vietano da soli l’accesso. Con l’aiuto di alcuni professori, a volte.”[…]

Tratto e liberamente adattato dal libro autobiografico:

DIARIO DI SCUOLA”- di Daniel Pennac

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