ADHD E MOTIVAZIONE

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Tuo figlio fatica a superare un breve capitolo di un libro di testo, ma può sedersi e leggere un intero fumetto? Il Dr. R. Barkley, ci aiuta a far chiarezza.

Sembra paradossale che i bambini con ADHD possano fare cose che li interessano ma non possono attenersi ad altre cose, come i compiti a casa. Tale comportamento potrebbe suggerire che il bambino è intenzionalmente disobbediente, o che la mancanza di disciplina e la scarsa motivazione sono i suoi problemi.

Ma questo comportamento non è né volontario, né il risultato di una cattiva genitorialità.

L’ADHD non è solo un disturbo dell’attenzione, una iperattività, o un cattivo controllo degli impulsi, sebbene queste caratteristiche di solito siano le più evidenti. Sotto si cela un disturbo più profondo nei meccanismi mentali che conferisce agli umani la capacità di autoregolamentazione.

L’ADHD interrompe la capacità di una persona di gestire il proprio comportamento e di agire tenendo conto delle conseguenze future. Ecco perché i bambini con ADHD danno il loro peggio quando devono fare compiti che non hanno alcun riscatto immediato, o rinforzo, ma sono necessari perché il risultato futuro è importante.

Alla base della nostra capacità di autoregolamentazione c’è l’automotivazione, quella spinta intrinseca a raggiungere i nostri obiettivi, anche di fronte alla noia o alle avversità. Il comportamento orientato al futuro richiede che siamo in grado di motivare noi stessi internamente, che è spesso descritto come: forza di volontà, autodisciplina, ambizione, perseveranza, determinazione. L’ADHD sconvolge questo meccanismo mentale, lasciando le persone con il disturbo “a corto di carburante” nel motivare il comportamento verso le ricompense future.

Se un compito di per sé fornisce motivazione (come videogiochi, fumetti o TV), essi hanno poco, o nessun problema ad seguirlo – ma questo perché l’attività contiene i suoi stessi vantaggi. Date a questi ragazzi un compito in cui non vi è alcun rinforzo esterno, o profitto e la loro persistenza cade a pezzi

Pertanto, per aiutare un bambino con ADHD a completare il lavoro quando c’è poca ricompensa immediata, o interesse nel compito, gli adulti devono stabilire ricompense artificiali per aiutare a sostenere la loro motivazione. Ecco perché i sistemi token sono consigliati per aiutare i bambini con ADHD a persistere. Senza questi premi, i bambini con ADHD hanno difficoltà nel creare la forza di volontà intrinseca di cui hanno bisogno, per attenersi all’attività che devono completare.

L’incoerenza nella motivazione e nelle prestazioni è l’aspetto più sconcertante dell’ADHD.

Sembra che il bambino/ragazzo, o l’adulto con il disturbo che può mostrare forte motivazione e concentrarsi molto bene su alcuni compiti che gli interessano, dovrebbero essere in grado di fare lo stesso per la maggior parte degli altri compiti che essi riconoscono come importanti. Appare quindi come un semplice problema di mancanza di “forza di volontà”.

Se puoi farlo per questo, perché non puoi fare lo stesso per quello e quest’altro che sono ancora più importanti? Tuttavia, l’ADHD non è una questione di forza di volontà: è un problema che a che fare con la dinamica della chimica del cervello.

Quando gli individui con ADHD si trovano di fronte a un compito che è davvero interessante per loro, non perché qualcuno gli abbia detto che dovrebbe essere interessante – ma perché è interessante per loro in quel momento – quella percezione, conscia o inconscia, cambia la chimica del loro cervello all’istante. Questo processo non è sotto controllo volontario.

Il  cervello emotivo

Nel 1996, il neuroscienziato Joseph LeDoux, Ph.D., pubblicò The Emotional Brain, un libro che evidenziava l’importanza centrale dell’emozione nel funzionamento cognitivo del cervello. Sottolineò che le emozioni – per lo più emozioni inconsce – sono motivazioni potenti e criticamente importanti del pensiero e delle azioni umane. Questa comprensione del ruolo essenziale dell’emozione in tutti gli aspetti della motivazione e del comportamento umano non è stata adeguatamente integrata nel pensiero corrente sull’ADHD.

Le emozioni, positive e negative, svolgono un ruolo fondamentale nelle funzioni esecutive: iniziare e dare priorità ai compiti, sostenere o spostare interesse o sforzo, tenere i pensieri nella memoria attiva e scegliere di evitare un compito, o una situazione. 

Molte persone pensano che le emozioni implichino solo sentimenti coscienti, limitati a sensazioni di tristezza, rabbia, piacere, preoccupazione e così via, che una persona è pienamente consapevole e generalmente in grado di identificare. La neuroscienza ha dimostrato che i sentimenti coscienti sono solo una piccola parte della variegata gamma di emozioni che opera all’interno di ciascuna persona, per motivare le funzioni esecutive.

Il neuroscienziato Joaquin Fuster, M.D., ha sottolineato, “Considerando che possiamo essere pienamente consapevoli di una memoria recuperata, la maggior parte dei ricordi che recuperiamo rimangono inconsci.”

Spesso queste emozioni inconsce confliggono e ci inducono ad agire in modi che sono in contrasto con le nostre consapevoli intenzioni.
A volte una persona pensa che un compito particolare sia importante, credendo onestamente che vuole dargli attenzione immediata e uno sforzo sostenuto, eppure non agisce di conseguenza. Può continuare a procrastinare, occupandosi del lavoro su altri compiti che non sono così urgenti, oppure può cercare attivamente distrazioni mettendosi in contatto con gli amici, navigando in Internet, o andando a dormire.

Tali contraddizioni hanno senso solo quando ci rendiamo conto che le emozioni che guidano le nostre motivazioni spesso non sono pienamente consapevoli. Potremmo essere influenzati da emozioni che non sappiamo di avere.

Fattori di motivazione

Il fattore più fondamentale che contribuisce alla capacità delle persone con ADHD di concentrarsi molto bene e di utilizzare efficientemente le loro funzioni esecutive in alcuni compiti, pur essendo cronicamente incapace di concentrarsi adeguatamente sulla maggior parte degli altri compiti, è un problema di trasmissione neurale.

Per molti anni è stato riconosciuto che gli individui con ADHD tendono a presentare cronicamente insufficiente rilascio e ricarica del neurotrasmettitore dopamina nelle giunzioni sinaptiche dei neuroni, nelle reti che gestiscono le funzioni esecutive.
Molti studi hanno dimostrato che il trattamento con farmaci stimolanti migliora quindi l’efficienza della comunicazione neurale.

Un altro fattore che influenza la capacità di prestare attenzione ad alcuni compiti, ma non ad altri, è la relativa debolezza nella memoria di lavoro che è caratteristica di molte persone con ADHD. La memoria di lavoro è essenziale per tenere in considerazione le priorità relative dei nostri vari interessi in un dato momento.

La ricerca psicologica sociale ha dimostrato che le persone con una capacità di memoria di lavoro più ampia sono generalmente più capaci di affrontare emozioni, piacevoli e spiacevoli, senza essere eccessivamente coinvolte in esse. Quelle con ADHD tendono ad avere meno “elasticità” nelle loro funzioni di memoria di lavoro, ed è probabile che abbiano più difficoltà di altri nel collegare rapidamente vari ricordi rilevanti per fare o non fare un compito.

Funzionano più come qualcuno che guarda una partita di pallacanestro attraverso un telescopio, incapace di prendere in considerazione il resto dell’azione sul campo, le minacce e / o opportunità che non sono incluse nella piccola cerchia di messa a fuoco fornita dal loro telescopio.

Ogni genitore può occasionalmente perdere la pazienza con un bambino, ma la maggior parte dei genitori, dovrebbe esprimere la propria frustrazione al bambino senza un attacco verbale intenso…perchè la loro memoria di lavoro, se non hanno l’ ADHD, dovrebbe permettergli di tenere a mente l’amore per quel figlio, anche se la  rabbia occupa molto spazio in quel momento nella loro testa.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

LINK: https://www.additudemag.com/motivating-adhd-kids-rewards-consequences/

LINK:https://www.additudemag.com/adhd-motivation-problems-getting-started-on-tough-projects/?src=embed_link

 

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