ADHD E NEUROFEEDBACK

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Il Neurofeedback può trattare efficacemente l’ADHD?

La mia famiglia dovrebbe prendere in considerazione la terapia neurofeedback per i sintomi dell’ADHD?

Si tratta di una domanda che viene posta a molti medici. Gli studi sono incoraggianti, ma non conclusivi. Ecco cosa devono sapere i professionisti e i pazienti.
Cos’è il trattamento di neurofeedback?

L’allenamento neurofeedback è una terapia alternativa che utilizza dati EEG in tempo reale per aiutare i pazienti ad allenare il loro cervello per migliorare la concentrazione, il controllo degli impulsi e la funzione esecutiva.

Dagli anni ’70, i pazienti con ADHD e altri disturbi neurologici hanno utilizzato il neurofeedback nella speranza di allenare il loro cervello. Secondo i sostenitori, i benefici dimostrati sono duplici:

  • Le alterazioni delle onde cerebrali sono misurabili e sembrano resistere ben oltre la fine della terapia.
  • I miglioramenti delle onde cerebrali possono portare a miglioramenti del comportamento – in particolare, concentrazione prolungata, impulsività ridotta e ridotta distrazione oltre l’ambiente di studio.

La scienza del neurofeedback

Il neurofeedback affonda le sue radici nella neuroplasticità – il concetto che il cervello è malleabile e che, con una pratica frequente e intensa, i pazienti possono trasformare la loro attività cerebrale. Nel tempo, il neurofeedback mira ad aiutare i pazienti ad aumentare il rapporto delle onde cerebrali ad alta frequenza, portando ad una maggiore attenzione e autocontrollo.

Molti cervelli di ADHD generano un’abbondanza di onde cerebrali delta o theta a bassa frequenza e una carenza di onde cerebrali beta ad alta frequenza. Ci vogliono circa 20-40 sessioni di allenamento e l‘obiettivo finale è una riduzione generale dei sintomi dell’ADHD.

Come funziona il Neurofeedback

Nelle sessioni di allenamento con neurofeedback, i professionisti monitorano le onde cerebrali di un paziente utilizzando i sensori del cuoio capelluto. Questi sensori misurano l’attività cerebrale e la trasmettono in modo che il terapeuta e il paziente possano vedere esattamente quando e come le onde cerebrali raggiungono un livello ottimale. I partecipanti lavorano con il terapeuta per riconoscere quando il cervello sta operando nella sua zona ottimale, quindi ripetono e sostengono consapevolmente i comportamenti che portano a questo stato cerebrale ideale finché diventano una seconda natura.

Ogni sessione di terapia neurofeedback tradizionale dura non più di 30 minuti, idealmente. Molti terapeuti usano una valutazione di base degli schemi naturali dell’onda cerebrale del paziente e le scale di valutazione standard dell’ADHD per valutare continuamente se le sessioni di neurofeedback stanno creando miglioramenti, quindi aggiustare il trattamento in futuro.

Una terapia complementare promettente

Sebbene la maggior parte degli studi non siano completamente ciechi, la ricerca ad oggi suggerisce che il neurofeedback è una terapia promettente per l’ADHD, ma dovrebbe essere considerato un complemento alla terapia farmacologica e / o comportamentale piuttosto che un trattamento autonomo.

La ricerca esistente suggerisce che il neurofeedback può portare ad una migliore attenzione, a una iperattività ridotta e a funzioni esecutive avanzate, inclusa la memoria di lavoro, per alcuni pazienti.

Tuttavia, alcuni dei ricercatori più importanti nel campo dell’ADHD sostengono che l’efficacia del neurofeedback per l’ADHD non è stata stabilita in modo definitivo e che il supporto dato dalla terapia farmacologica+la terapia comportamentale sia al momento ancora più efficace di quanto lo sia solo il neurofeedback.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

https://www.additudemag.com/neurofeedback-therapy-treat-adhd/

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