ADHD & NEUROSCIENZE

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Un esperto di deficit dell’attenzione e disabilità dell’apprendimento spiega in questo articolo la biologia alla base dell’ADHD e del perché a volte è così difficile diagnosticare e trattare i sintomi nei bambini.

(Larry Silver, è professore clinico di psichiatria presso il Georgetown Medical Center di Washington e direttore della formazione in psichiatria infantile e adolescenziale presso la Georgetown University School of Medicine.)

Che aspetto ha l’ADHD?

Nei miei 40 anni da psichiatra infantile e adolescenziale ho curato migliaia di giovani. Con alcuni bambini sono stato in grado di fare una rapida valutazione del disturbo da deficit di attenzione e iperattività e delineare il conseguente trattamento previsto dalle Linee Giuida per l’ADHD.

Con altri – più spesso di quanto si possa pensare- ho dovuto dire ai genitori che non era così chiaro quello che non andava.

Un pediatra può vedere la gola di un bambino e dire subito se  ha bisogno di un antibiotico e alla diagnosi segue quindi subito il trattamento appropriato. Al contrario, gli psichiatri sono spesso tenuti ad iniziare un trattamento specifico e si preoccupano di chiarire la diagnosi più tardi. Come dico spesso ai genitori, dobbiamo “spegnere il fuoco e soffiare via il fumo” prima di poter capire che cosa ha dato il via al fuoco.

Cos’è l’ADHD rispetto ad un’altra condizione?

Se un bambino ha problemi a scuola può avere l’ADHD, ma è anche possibile che possa avere una disabilità di apprendimento, o un disturbo dell’umore, o di ansia…

Se l’ADHD sembra complicare troppo un quadro clinico misto, di solito  prescrivo i farmaci per l’ADHD. Se questo risolve il problema, fantastico. Ma in molti casi è necessario associare altri interventi per affrontare problemi accademici, emotivi, o familiari persistenti. Solo settimane, o mesi dopo l’inizio del trattamento, il quadro clinico completo diventa più chiaro.

Come funzionano i neurotrasmettitori nei cervelli ADHD

Ci sono milioni di cellule, o neuroni, densamente racchiusi in varie regioni del cervello. Ogni regione è responsabile di una particolare funzione. Alcune regioni interagiscono con il nostro mondo esterno, interpretando vista, udito e altri input sensoriali per aiutarci a capire cosa fare e dire. Altre regioni interagiscono con il nostro mondo interno – il nostro corpo – per regolare la funzione dei nostri organi.

Perché le varie regioni svolgano il proprio lavoro, devono essere collegate l’una all’altra con un ampio “cablaggio“. Naturalmente nel cervello non ci sono realmente dei fili. Piuttosto ci sono una miriade di “percorsi“, o circuiti neuronali che trasportano informazioni da una regione del cervello a un’altra. Le informazioni vengono trasmesse lungo questi percorsi attraverso l’azione dei neurotrasmettitori.

Ogni neurotrasmettitore ha una struttura molecolare unica – una “chiave” che è in grado di attaccarsi solo a un neurone. Quando il tasto trova il neurone giusto il neurotrasmettitore si lega e stimola solo quel neurone.

Carenze dei neurotrasmettitori nei cervelli ADHD

Gli scienziati  hanno scoperto che le carenze in specifici neurotrasmettitori sono alla base di molti disturbi neurologici, tra cui l’ ansia, i disturbi dell’umore, i problemi di controllo della rabbia, il disturbo ossessivo-compulsivo e altri ancora.

L’ADHD è stato il primo disturbo a essere identificato come un deficit di uno specifico neurotrasmettitore – in questo caso, la norepinefrina – e il primo disturbo a rispondere ai farmaci per correggere questa carenza sottostante.

Una partnership a quattro vie

L’ADHD sembra implicare un’attività alterata dei neurotrasmettitori in 4 regioni funzionali del cervello:

  • Corteccia frontale. Questa regione orchestra il funzionamento ad alto livello: mantenimento dell’attenzione, organizzazione e funzione esecutiva. Una carenza di norepinefrina all’interno di questa regione cerebrale potrebbe causare disattenzione, problemi con l’organizzazione e / o compromissione del funzionamento esecutivo.
  • Sistema limbico. Questa regione, situata più in profondità nel cervello, regola le nostre emozioni. Una carenza in questa regione potrebbe causare irrequietezza, disattenzione o volubilità emotiva.
  • Gangli basali. Questi circuiti neurali regolano la comunicazione all’interno del cervello. Le informazioni provenienti da tutte le regioni del cervello entrano nei gangli della base e vengono quindi trasmesse ai siti corretti nel cervello. Una deficienza dei gangli della base può causare l’informazione di “cortocircuito“, con conseguente disattenzione o impulsività.
  • Sistema di attivazione reticolare. Questo è il principale sistema tra i molti percorsi che entrano e lasciano il cervello. Un deficit in questo sistema può causare disattenzione, impulsività e iperattività.

Queste 4 regioni interagiscono l’una con l’altra, quindi una carenza in una regione può causare un problema in una o più regioni. L’ADHD di conseguenza può essere il risultato di problemi in una, o più di queste regioni.

Attualmente non sappiamo esattamente quale regione del cervello sia la fonte rincipale dei sintomi dell’ ADHD. Né possiamo dire se il problema sia dovuto a una deficit della norepinefrina stessa, o dei suoi costituenti chimici, dopa e dopamina. Pertanto i medici devono fare affidamento sull’esperienza clinica per determinare, in caso di bisogno, quale farmaco cercare per ogni bambino e con quale dosaggio.

Un giorno, quando la nostra conoscenza del cervello sarà maggiore, la diagnosi e il trattamento dell’ADHD saranno più semplici. Invece di diagnosticare semplicemente l’ ADHD (e prescrivere se serve un farmaco stimolante), potremmo essere in grado di dire: “l’ADHD di Billy è causato da una carenza di dopa nella corteccia frontale, quindi ha bisogno del farmaco A”- oppure – “Mary ha un tipo di ADHD causata da una deficienza di dopamina nel sistema limbico, quindi ha bisogno del farmaco B” – e ancora – “José ha ADHD causato da una carenza di noradrenalina nel sistema di attivazione reticolare e ha bisogno di farmaci C. “

Cosa fanno attualmente i farmaci per l’ ADHD?

In termini semplici aumentano il livello di noradrenalina nel cervello. Una volta che il livello è come dovrebbe essere, il cervello funziona normalmente e l’individuo diventa meno iperattivo, disattento, e / o impulsivo. Una volta che il farmaco svanisce, il livello diminuisce e i sintomi ritornano.

E’ molto importante come genitori avere una comprensione di come i neurotrasmettitori  siano collegati all’ADHD. Negli anni a venire sicuramente otterremo una comprensione ancora più completa dell’ADHD e di nuovi farmaci che saranno più mirati di quelli che abbiamo ora.

Non possiamo che sperare…

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

https://www.additudemag.com/neuroscience-101/

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