MITI E FATTI SULL’ ADHD -1 parte

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I più recenti risultati delle neuroscienze danno nuove chiavi di lettura per comprendere come l’ADHD possa compromettere lo sviluppo del sistema di autogestione del cervello e le sue Funzioni Esecutive.

Queste nuove ricerche possono fornire nuove soluzioni per convivere con questa complessa sindrome, che fa sì che alcuni bambini e adulti abbiano grandi difficoltà a focalizzare e gestire molti aspetti della loro vita quotidiana, pur potendo concentrarsi bene su altri compiti.

Di seguito alcuni “MITI” sull’ADHD che sono stati aggiornati grazie a nuovi risultati scientifici:

  • MITO: Una persona che ha l’ADHD ha SEMPRE difficoltà con le funzioni esecutive, indipendentemente da ciò che sta facendo.”
    I FATTI: I nuovi dati clinici indicano che le alterazioni delle funzioni esecutive tipiche dell’ADHD sono invece VARIABILI. I risultati della ricerca indicano infatti che la variabilità individuale delle prestazioni, da un contesto/tempo all’altro, è l’essenza spiazzante dell’ADHD, poiché le prestazioni delle persone con ADHD sono altamente sensibili ai fattori contestuali: ricompensa, natura del compito e fattori cognitivi e fisiologici interni.
  • MITO: “Chiunque abbia l’ADHD mostrerà chiari segni durante la prima infanzia e continuerà ad avere difficoltà con le funzioni esecutive per il resto della sua vita.”
    I FATTI: Ricerche più recenti hanno dimostrato che molte persone con l’ ADHD funzionano bene durante l’infanzia e non manifestano sintomi significativi di ADHD fino all’adolescenza, quando aumentano le difficoltà per l’uso maggiore delle Funzioni Esecutive. Inoltre, negli ultimi dieci anni la ricerca ha dimostrato che i sintomi di ADHD spesso persistono anche nell’età adulta. Tuttavia, molti studi in atto stanno dimostrando che alcune persone con ADHD durante l’infanzia, grazie a diagnosi precoci e trattamenti terapeutici adeguati, sperimentano invece riduzioni significative dei sintomi in età adulta.
  • MITO: “Le persone con un alto quoziente intellettivo non sono soggette alla compromissione delle funzioni esecutive dell’ADHD”
    I FATTI: L’ intelligenza misurata dai test del Quoziente Intellettivo non ha praticamente alcuna relazione con i sintomi dell’ADHD. Gli studi hanno dimostrato che anche bambini e adulti con QI estremamente alto possono avere sintomi di ADHD. Le osservazioni cliniche indicano che purtroppo i soggetti  con alto grado di QI e con ADHD spesso subiscono lunghi ritardi prima di ottenere una diagnosi corretta e un trattamento adeguato.
  • MITO: “La disabilità della funzioni esecutive dell’ ADHD di solito sono maggiori nei giovani adulti”
    I FATTI: alcuni bambini con ADHD gradualmente superano i sintomi dell’ ADHD mentre entrano nella nell’adolescenza.
    Per loro l’ADHD dell’infanzia evidentemente si riconduceva ad una varietà di ritardi di sviluppo. Molto spesso l’ iperattività migliora quando l’individuo raggiunge l’adolescenza, mentre l’ampia gamma di sintomi di disattenzione persiste e talvolta peggiora. Spesso il periodo più problematico è durante le scuole medie e le scuole superiori. Questo è il momento in cui l’individuo affronta la più vasta gamma di attività impegnative senza poter sfuggire a quelle in cui hanno scarso interesse o abilità. Dopo quel periodo, i ragazzi con ADHD abbastanza fortunati da trovare un lavoro, o una situazione di vita in cui possono costruire sui loro punti di forza, possono riuscire ad aggirare le loro debolezze cognitive che emergevano nel contesto scolastico.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da :“What Is ADHD? (and What Is It Not?)” Link: https://www.additudemag.com/adhd-2-0/

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