ADHD : FATTORI NEUROBIOLOGICI, GENETICI E AMBIENTALI

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L’ADHD è una condizione neurobiologica complessa e si ritiene che entrambi i fattori, genetici e ambientali, svolgano un ruolo causale.

L’ADHD E’ ALTAMENTE EREDITABILE
L’ipotesi che i fattori genetici possono svolgere un ruolo nell’ADHD proviene dai risultati delle numerose ricerche scientifiche che indicano che altri casi di ADHD si ritrovano nelle stesse famiglie.
Per esempio gli studenti con ADHD, rispetto ai loro coetanei senza l’ ADHD, hanno da 2 a 8 volte più probabilità di avere almeno un fratello, o un genitore con l’ ADHD, anche se i sintomi non hanno portato formalmente ad una diagnosi a quei membri della famiglia.

Gli studi familiari non possono separare l’effetto dei geni da possibili fattori ambientali. Per valutare direttamente l’ereditabilità dell’ADHD sono necessari gli studi sui gemelli. I gemelli monozigoti (“identici“) condividono il 100% dei loro geni, mentre i gemelli dizigoti, come gli altri fratelli, condividono in media circa il 50% dei loro geni.

I ricercatori determinano fino a che punto i gemelli identici sono concordanti negli stessi sintomi dell’ADHD (cioè, la possibilità che se un gemello ha i sintomi ADHD, anche l’altro li abbia) e lo paragonano al tasso nei gemelli fraterni.
Da queste informazioni i ricercatori possono quindi calcolare l’ereditabilità dell’ADHD, o il grado in cui la variabilità nell’ADHD nella popolazione può essere spiegata dai geni.
La stima dell’ereditarietà media per l’ADHD, in circa 20 studi sui gemelli, è all’incirca dell’80%, il che indica che l’ADHD è altamente ereditabile, quasi ereditabile quanto l’altezza!

FATTORI GENETICI NELL’ADHD
L’elevata ereditabilità dell’ADHD ha stimolato le indagini sulle basi genetiche molecolari dell’ADHD.
Le prove convergenti di ricerca farmacologica, neuroimaging ed animale, hanno focalizzato la ricerca genetica molecolare principalmente su geni coinvolti in specifici sistemi di neurotrasmettitori, in particolare il sistema dopaminico.
Sono stati compiuti notevoli progressi e sono stati identificati diversi geni che aumentano la predisposizione all’ADHD.
I ricercatori stanno ora iniziando a studiare come questi geni interagiscono con i fattori ambientali per influenzare il comportamento.
I ricercatori stanno anche cercando di identificare i modelli di variazione genetica che possono rendere possibile lo sviluppo di trattamenti farmacologici personalizzati sul paziente con questo disturbo.

DIFFERENZE CEREBRALI NELL’ ADHD
I recenti progressi nelle tecniche di neuroimaging del cervello umano, che forniscono immagini visive della struttura e della funzione del cervello, forniscono importanti intuizioni sulle sottili ma importanti differenze cerebrali nelle persone con ADHD.

Ad oggi, una delle maggiori indagini sulla differenza nella struttura del cervello nei bambini con e senza ADHD è avvenuta nell’arco di un periodo di 10 anni.
In diversi momenti, durante tutto questo periodo, il cervello dei bambini è stato scansionato usando una tecnica di imaging cerebrale, chiamata risonanza magnetica.

I ricercatori hanno scoperto che il cervello di ragazzi e ragazze con ADHD era inferiore del 3% al 4% rispetto a quello senza ADHD. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che quanto più gravi sono i sintomi dell’ADHD (valutati da medici e genitori), tanto minori erano i lobi frontali, la sostanza grigia temporale, il nucleo caudato e il cervelletto.
Queste regioni cerebrali sono coinvolte nella capacità di concentrazione; regolano anche il controllo degli impulsi, l’attività motoria e l’inibizione – tutte aree problematiche caratteristiche per individui con ADHD.

I ricercatori hanno anche scoperto che il corso dello sviluppo del cervello nei bambini con e senza ADHD era simile, suggerendo che qualsiasi cosa causasse le alterazioni nel cervello avviene nei primi stadi del suo sviluppo.

È interessante notare che la risonanza magnetica funzionale consente ai ricercatori di misurare i modelli di attivazione cerebrale mentre i bambini eseguono vari compiti cognitivi. Ad esempio, gli studi hanno dimostrato che le specifiche riduzioni del volume del cervello, in soggetti con ADHD, sono associate a prestazioni peggiori nei test di attenzione e inibizione, nonché a misure di comportamento.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:
http://www.teachadhd.ca/abcs-of-…/Pages/Myths-and-Facts.aspx

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