ADHD E IL SENSO DI COLPA DEI GENITORI

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CONDIVISIONE DI UNA TESTIMONIANZA
(mamma Chantelle Summers)

Essere madre/genitore di un bambino con ADHD può spogliarti del tuo valore e farti sentire un fallimento.

Il momento in cui finalmente ho cercato aiuto è stato però il momento in cui ho iniziato a riprendermi.

Mai avrei immaginato che il mio primogenito potesse avere l’ADHD.

Nel giro di 10 anni tutta la nostra famiglia era in pugno emotivamente ai sintomi dell’ ADHD di nostro figlio. Era come se un mantello invisibile avesse preso il sopravvento e quotidianamente colpisse ogni rapporto personale all’interno della nostra casa.

Gli effetti dell’ADHD a quel punto andavano anche oltre la famiglia: scuola, chiesa, sport, incontri sociali…

Quando sei un genitore di un bambino con ADHD ti accorgi che il suo disturbo riesce a trasformare  anche le persone che dovrebbero essere tuoi alleati/complici nel crescerlo… facendoli diventare (nella tua mente) in nemici/antagonisti di cui temere.

Insegnanti, dirigenti, allenatori e parenti parlano di tuo figlio come se tu non stia facendo il possibile per tenerlo al passo, per farlo partecipare alle attività comportandosi bene come gli altri bambini.

E allora ti viene voglia di nasconderti sotto le coperte, o di spostare la tua famiglia dall’altra parte del mondo, per sperare di vivere una nuova vita, con altre persone che ti comprendano.

Alcuni giorni sei così piena di sensi di colpa che parli a malapena con tuo marito o con il tuo compagno.
Tuo figlio è a letto con un mal di pancia da cinque giorni, perche dice di non voler andare più a scuola, mentre il suo insegnante ti ricorda le sue troppe assenze e che se continua a mancare rischierà di non essere promosso. La tua casa è in costante disordine, mentre tu ti deprimi sempre di più leggendo sui social network tutti i post pieni di gioia e felicità.

Spesso mi sono sentita un fallimento come madre, perché non sono stata in grado di far diventare mio figlio lo studioso che TUTTI pensavano dovesse diventare, per quanto fosse intelligente.

Arriva però il momento dove decidi di alzarti e ricominciare a sorridere.
Potrebbe capitare a sorpresa, mentre sei riuscito ad incastrare finalmente quel “pezzo di puzzle” che non trovavi in tuo figlio e pensavi fosse perso per sempre…

O può arrivare quel momento perchè decidi di chiedere aiuto anche per te stessa, consapevole di non poter essere altrimenti in grado di aiutare tuo figlio.

Io sono arrivata a questo momento: ho chiesto finalmente un aiuto per me stessa ad un terapista che mi ha incoraggiato a scrivere un diario.
Ad annotare i miei pensieri/sentimenti liberamente, negativi e positivi.
Più scrivevo, più sentivo il peso sollevarsi dalle mie spalle…e ho iniziato a prendermi cura di me, passando anche solo qualche ora della notte a meditare/rilassarmi in una vasca piena di bolle di sapone.

Ho smesso di sentirmi negativa, arrabbiata e spaventata per ciò che gli altri avrebbero pensato se avessi annunciato la diagnosi di mio figlio al mondo.
Finalmente liberamente l’ho fatto !
E’ stato difficile i primi mesi e mi vergognavo per aver dovuto chiedere aiuto per me stessa, per poter essere d’aiuto a mio figlio.

Qualsiasi genitore fa tutto ciò che è in suo potere fare per crescere un figlio, con le informazioni e le risorse che ha a disposizione.

Il punto e’ che le buone e “normali” intuizioni che ha un genitore a volte non bastano per gestire un bambino che ha difficoltà comportamentali, o problemi d’attenzione, ma occorrono strategie ben precise e specifiche da imparare e se nessuno gliele spiega è naturale che non le metta in pratica !

Un concetto importante quindi che mi ha aiutato a sollevarmi dai sensi di colpa è stato: “scoprire di aver messo in atto comportamenti non adeguati a gestire la situazione“.

Fra le tante cose che mi hanno insegnato ho cominciato a voler passare più tempo da sola con mio figlio, come a leggere nel suo letto la sera prima di addormentarsi, anche se secondo gli insegnanti e gli specialisti non era più così piccolo per doverlo fare…

Sono andata quindi anche un pò di pancia e di cuore, fino a sentirmi forte abbastanza da poter scrivere/ condividere questa mia storia con chi mi sta leggendo e che forse si sente ancora in colpa come mi sentivo io…

Coraggio, anche se molte volte con i nostri figli speciali abbiamo sbagliato ce la possiamo fare a recuperare !!!

Tratto, adattato, tradotto liberamente da:

https://www.additudemag.com/recovering-from-mom-guilt/

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