ADHD: I BAMBINI CONTINUANO AD AVERE SINTOMI ANCHE IN ETA’ ADULTA

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I sintomi ADHD di tuo figlio svaniranno con l’età?

Nuovi dati indicano che è improbabile e che è una condizione permanente per la maggior parte dei pazienti.

Nuovi dati da uno studio longitudinale a lungo termine mostrano che la maggior parte dei bambini con ADHD continuerà ad avere sintomi di ADHD in età adulta, cambiando l’idea che la maggior parte dei pazienti “supera” questo disturbo.
In America, in uno studio a lungo termine condotto in quasi 20 anni dall’Istituto Nazionale di Salute Mentale, oltre il 60% dei bambini con ADHD ha continuato a mostrare sintomi in età adulta.

Lo studio, pubblicato il 19 settembre 2016 sul Journal of Child Psychology and Psychiatry, faceva parte del progetto di ricerca multimodale sui bambini con ADHD condotto dal NIMH.
In questo studio i ricercatori si sono concentrati sulla possibilità che i sintomi dell’ADHD infantile persistano nell’età adulta; hanno esaminato circa 700 pazienti  che erano stati diagnosticati con ADHD da bambini e hanno scoperto che più del 60 % aveva ancora i sintomi da adulti. Circa il 41% di loro aveva inoltre una significativa compromissione/ aggravamento di quei sintomi ADHD.

Per valutare con maggiore precisione la salute dei pazienti diventati adulti bisognerà adattare gli strumenti diagnostici  in modo più accurato per evidenziare i sintomi di ADHD, invece di utilizzare le stesse scale usate sui bambini.

Tratto,adattato e tradotto liberamente da: https://www.additudemag.com/children-show-symptoms-as-adults/

“Diffondere la cultura della diagnosi di ADHD è un imperativo etico !”

INTERVISTA AL PROF. ANDREAS CONCA –  Primario Responsabile del Dipartimento di Salute Mentale – dall’età evolutiva all’età adulta – nella provincia di Bolzano (http://www.sabes.it/it/ospedali/bolzano/2428.asp)

Il professor Andreas Conca,  racconta l’esperienza iniziata 5 anni fa del primo ambulatorio nell’ambito della sanità pubblica in Italia per la diagnosi e cura dell’ADHD negli adulti, ed ora primo Centro di riferimento riconosciuto nel Registro ADHD per le persone adulte, recentemente attivato dall’Agenzia del Farmaco e per il quale l’Istituto Superiore di Sanità ha chiesto alle Regioni di individuare i Centri clinici di riferimento.

DOMANDA: Come nacque l’idea di aprire uno spazio ambulatoriale ad alta specializzazione specificamente dedicato all’ADHD in età adulta?

R.L’esperienza di anni all’estero mi aveva fatto maturare la consapevolezza di quanto fosse necessario affrontare il problema dell’ADHD nelle persone adulte “a casa”. In Italia, infatti, la diagnosi di ADHD è ancora troppo spesso omessa e quindi è molto frequente trovare adulti che non sanno di soffrire di ADHD, sia perché non è stato loro diagnosticato nell’infanzia, sia perché da adulti in genere l’iperattività diminuisce fino anche a sparire. I sintomi della disattenzione, che invece permangono sempre, appaiono spesso mimetizzati in un quadro che fa pensare ad altri disturbi. In questo modo i pazienti ricevono altre diagnosi.”

DOMANDA: Con che tipo di diagnosi arrivano all’ambulatorio i pazienti adulti con sospetto ADHD pregresso? E quali sono le difficoltà che si presentano in caso di diagnosi impropria?

R.Molti giungono con problemi di ansia, depressione, disturbo
bipolare, dipendenza da sostanze o da farmaci che nascondono il residuo dell’ ADHD che pur continua ad esserci. Quando si individua nella persona un ADHD pregresso significa che la terapia deve essere adattata, sia alle necessità specifiche che l’ADHD determina, sia alle capacità e ai punti di forza del paziente.
Se si comincia una psicoterapia con un paziente che ha un disturbo di ansia, ma anche un ADHD pregresso che non viene considerato, le sedute diventano presto difficili e la continuità terapeutica praticamente impossibile.
All’interno delle sedute manca la concentrazione, non si riesce nemmeno a tenere il filo del discorso. È facile immaginare come diventi proibitivo entrare nel processo emotivo della persona. Si comincia a credere che il paziente non sia interessato alla terapia e sia anche riluttante ad affrontare gli aspetti emotivi del percorso terapeutico. Quando omettiamo la diagnosi di ADHD diamo altro significato alle difficoltà del paziente adulto che diventa capro espiatorio.

DOMANDA: Come avviene la diagnosi e quale tipo di presa in carico del paziente ADHD viene effettuata presso l’ambulatorio?

R.“Il percorso diagnostico prevede colloqui, test, accertamenti neurobiologici come la risonanza magnetica ed esami di laboratorio. Attraverso la risonanza è possibile evidenziare la compromissione della focalizzazione di alcune aree cerebrali
in un’ottica di stress continuo, espressione del processo infiammatorio con cui agisce l’ADHD.
Oltre all’eventuale intervento farmacologico, è centrale la restituzione della diagnosi di ADHD attraverso un percorso psicoeducativo che punta a dare nozione al paziente di che cosa sia il disturbo. È infatti fondamentale dare un nome alla sofferenza che l’ADHD crea nella persona. Inoltre formiamo gruppi psicoeducativi che coinvolgono anche
i familiari ed i partner dei pazienti, ciò per aumentare la comprensione del disturbo e per fare in modo che il paziente smetta di costituire il nocciolo della discordia ed il nemico da
combattere diventi l’ADHD”

DOMANDA: Qual è a suo parere la priorità da affrontare in Italia in tema di ADHD?

R.L’imperativo etico è quello della cultura della diagnosi e di seguito l’organizzazione dei servizi sul territorio, per interventi di tipo multimodale. Questo messaggio ancora non è passato nell’insieme della comunità scientifica, medica ed istituzionale. In Italia ancora oggi viene troppo spesso omessa la maggioranza dei casi di ADHD nei bambini ed anche quando viene effettuata solo in parte viene curata adeguatamente.
Ciò ha un riflesso sull’adolescenza e sul quadro che viene a crearsi in età adulta, con sintomi di ADHD che si mimetizzano in un quadro che può far pensare ad altri disturbi.
A tale riguardo dovrebbe aumentare in maniera massiccia la collaborazione tra la neuropsichiatria dell’età evolutiva e la psichiatria degli adulti. ”

Tratto da AIFA NEWS- Speciale Adulti
intervista di Francesca Mezzelani,
Ufficio stampa Aifa onlus

 

 

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