ASPETTI ETICI DELLA MANCATA DIAGNOSI E TRATTAMENTO DELL’ ADHD

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(…) La prognosi, cioè le previsioni sul decorso e sull’ esito di un disturbo, è quella che deve influenzare il medico per una decisione di un intervento terapeutico.

Premettendo che qualsiasi sofferenza curabile /trattabile non vada mai interpretata, o colpevolizzata, il NON DIAGNOSTICARE un disturbo avrà fondamentali conseguenze:

  • nel convincere nel tempo l’individuo che soffre ( ma anche chi lo circonda) che egli E’ UN PROBLEMA e non che HA UN PROBLEMA, con gli ovvi effetti sull’autostima e la visione di sè, quindi sulla formazione del carattere e del proprio senso di efficacia nel mondo.
  • nel de-responsabilizzare gli Enti e le persone al di fuori dello stretto nucleo familiare che dovrebbero/potrebbero modificare non tanto le proprie aspettative (per esempio riguardo alla produttività scolastica), ma LE PROPRIE STRATEGIE educative, adottando approcci pedagogici specifici e validati che tengano in considerazione il “modus operandi” della persona e lo specifico deficit neuropsicologico annesso. (…)

Gli aspetti etici impliciti nel trattamento di un disturbo neuropsichiatrico nell’nfanzia, o nell’adolescenza come l’ ADHD , in cui l’autonomia del paziente è complessa e in costruzione, sono ancora più complicati che nell’età adulta.

L’oggeto delle attenzioni degli specialisti non potrà essere il solo paziente, ma anche la sua famiglia… facilmente vulnerabile trovadosi molto spesso in CRISI INFORMATIVA, nel momento in cui gli viene detto che il figlio/a ha un disturbo comportamentale che probabilmente lo inseguirà tutta la vita e influenzerà la stessa.

Fare, o non fare corretta diagnosi è dunque il primo passo di qualsiasi intervento terapeutico ed è quindi una grande responsabilità.

Il sostegno e l’educazione possono modificare il decorso, prevenendo in primo luogo il disagio e la cronicità della conflittualità familiare e della conseguente sofferenza dei suoi componenti (…)

Tratto dall’intervento del Prof. Mark. T. Palermo, nel convegno “ADHD DALLA CLINICA ALLA SCUOLA ALLA FAMIGLIA”

RIFLESSIONI PERSONALI:

La mancanza di informazioni corrette sull’ ADHD, tra pediatri, insegnanti e famiglie porta ancora a diagnosi tardive in Italia, in fasi della vita dei ragazzi nelle quali diventa più difficile la messa in atto di strategie di supporto a casa e a scuola, e soprattutto nelle quali rischia di essersi già strutturata un’immagine negativa dei ragazzi e con sintomi di un disturbo ormaia cronicizzato.

La mancanza di percorsi formativi mirati è evidentemente particolarmente rilevante per quanto riguarda la effettiva possibilità di mettere in atto adeguati interventi cognitivi-comportamentali nei servizi, in particolare quelli territoriali.

Molto importante/auspicabile sarebbe:

  • Garantire la formazione specialistica per gli operatori dei Centri di Riferimento di Neuropsichiatria

– sugli aspetti diagnostici

– sugli interventi terapeutici, con particolare attenzione agli interventi di parent, child e teacher training

– sulla terapia farmacologica

  • Garantire la formazione necessaria ai Servizi territoriali di NPIA, per una appropriata presa in carico dei ragazzi con ADHD e delle loro famiglie
  • Garantire una adeguata informazione di base sull’ADHD a pediatri, scuole e famiglie dei diversi territori
  • Migliorare la conoscenza della modalità di invio e/o accesso ai Servizi in caso di dubbio di ADHD da parte di pediatri, insegnanti e genitori
  • Diffondere in modo capillare a pediatri ed insegnanti competenze specifiche inerenti l’ADHD, essenziali per supportare le famiglie e gli interventi

Rimane più che mai  necessario migliorare la velocità dei percorsi per gli utenti con ADHD e per le loro famiglie, attraverso una messa in rete delle risorse esistenti e una condivisione delle buone pratiche tra i Centri di Riferimento, valorizzando le competenze che si sono sviluppate in questi anni e favorendone la diffusione.

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