ADHD E NORMATIVA SANITARIA ITALIANA

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La terapia per l’ ADHD necessita un approccio multimodale che combina interventi psicosociali con terapie mediche.

Per garantire l’uso appropriato e sicuro dei farmaci e con il supporto delle Linee Guida Nazionali per l’ ADHD, in Italia viene finalmente ufficialmente riconosciuto il diritto alla cura per i bambini con deficit di attenzione e viene istituito nel 2007 il Registro Nazionale ADHD, coordinato dall’ Istituto Superiore della Sanità, in collaborazione con l’Agenzia Italiana del Farmaco.

“Il Registro Nazionale ADHD è uno strumento unico in Europa, progettato per garantire correttezza e appropriatezza terapeutica ed evitare possibili rischi sia di un uso incongruo, sia di un eventuale abuso di farmaci per l ADHD“, attraverso misure essenziali quali:

– l’istituzione di Centri di Riferimento di Neuropsichiatria Infantile, specializzati a livello regionale

– la realizzazione di un piano terapeutico per il bambino che coinvolga i genitori, gli insegnanti  e una equipe medica  (il pediatra di famiglia, lo psicologo e il neuropsichiatra)

REGISTRO NAZIONALE PER BAMBINI E ADOLESCENTI

Attraverso l’individuazione di Centri di Riferimento ADHD su tutto il territorio nazionale, il Registro si ripropone di:

  • monitorare i percorsi diagnostici;
  • delineare la prevalenza del disturbo;
  • monitorare i percorsi terapeutici anche non farmacologici;
  • mantenere l’iniziativa di farmacovigilanza estendendo il monitoraggio dell’uso dei farmaci anche a farmaci diversi da quelli specifici
  • quantificare il carico di lavoro della presa in carico da parte dei Centri di Riferimento.

PROTOCOLLO-ITER DIAGNOSTICO TERAPEUTICO

Il pediatra, sollecitato dalla famiglia, fa una prima valutazione. Se ha un dubbio invia il bambino a un Centro territoriale di neuropsichiatria infantile.

La rete territoriale italiana di psichiatria pubblica è capillare, con un centinaio di  Centri dislocati nelle diverse regioni. Qui il personale preposto dovrà essere in grado di fare una diagnosi e di avviare:

-terapia psico-comportamentale del bambino (child-training)

-sostegno/formazione della famiglia (parent-traning)

-consulenza/formazione scolastica (teacher-training)

Se l’insieme di questi interventi non portano ad un sostanziale contenimento e miglioramento dei sintomi, è possibile valutare se sia il caso di associare farmaci alla terapia comportamentale, che in ogni caso non viene interrotta.

  • Se gli esperti e la famiglia concordano per il trattamento farmacologico, verrà inizialmente somministrato in regime di day hospital.
  • Poi, dopo una settimana, e dopo quattro ancora, il bambino viene rivalutato. Se il farmaco non è efficace, o non è ben tollerato, si interrompe, altrimenti si fa una prescrizione per sei mesi/1 anno.
  • Alla scadenza del piano terapeutico il bambino viene rivalutato.
  • La somministrazione della terapia farmacologica nei pazienti ADHD è vincolata all’età di 18 anni

REGISTRO ADULTI CON ADHD

Per fornire una continuità terapeutica a tutti i pazienti che in questi anni sono stati iscritti nel registro dell’ADHD e che nel frattempo hanno compiuto 18 anni di età, ma anche per poter trattare farmacologicamente gli adulti con diagnosi di ADHD, nel novembre 2014 è stato attivato un Registro specifico per gli adulti, con  l’estensione delle indicazioni terapeutiche (trattamento multimodale) anche dopo i 18 anni.

Al fine di garantire un corretto processo diagnostico, l’appropriatezza terapeutica e la sorveglianza dei potenziali eventi avversi, anche in questo caso la prescrizione dei farmaci dovrà essere fatta, su diagnosi e piano terapeutico, nei Centri di riferimento specialistici individuati dalle Regioni e Province autonome, e  i dati riguardanti i pazienti adulti dovranno essere inseriti in un apposito registro, in analogia a quanto avviene per i pazienti in età pediatrica.
La diagnosi di ADHD per un adulto deve essere fatta seguendo i criteri del DSM-V, che prevede la conferma della presenza di sintomi dell’ADHD già in età infantile.

In base alla valutazione clinica, i pazienti devono avere un ADHD di gravità almeno moderata in 2 o più ambiti (ad esempio sociale, familiare e/o lavorativo) che interessano diversi aspetti della vita di un individuo.

RIFLESSIONI:

Purtroppo l’organizzazione dei Centri di Riferimenti di Neuropsichiatria Infantile e gli ambulatori per adulti, sul territorio italiano risulta essere ancora profondamente variegata e l’accesso ai servizi appare disomogeneo, soprattutto in relazione alla presa in carico dei pazienti rispetto alla complessità del loro quadro clinico e in presenza di comorbidità.

Questa condizione, oltre che rappresentare una mancanza di equità, costituisce una difficoltà per i servizi nel rispondere in tempi rapidi alle richieste della popolazione.
L’insufficiente numero di figure professionali presenti in organico nei servizi, appare la maggiore criticità.
Sarebbe auspicabile un accordo stato-regioni in questo settore per garantire un modello d’assistenza omogeneo su tutto il territorio nazionale italiano.

Per approfondimenti/aggiornamenti, visitare la pagina web riservata dall’ Istituto Superiore della Sanità:

LINK : http://old.iss.it/adhd/

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