ADHD: AIUTARE LE FAMIGLIE A CRESCERE I LORO FIGLI

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Quando un bambino ha il Disturbo da Deficit di Attenzione e iperattività, colpisce l’intera famiglia.

Il dr Mark Bertin, pediatra dello sviluppo a Pleasantville- NY, spiega che i genitori hanno bisogno di capire la natura dell’ADHD e comprendere quanto questo venga influenzato dal miglioramento delle “capacità di autogestione” (autonomia), che servono a scuola e anche nella routine quotidiana a casa.

Il Dr. Bertin, autore di ” The Family ADHD Solution ” e ” Mindful Parenting per ADHD “, dice che la ricerca sta dimostrando quanto i genitori di bambini con ADHD siano più ansiosi, più stressati e meno fiduciosi verso il futuro, con i loro matrimoni più a rischio.

È veramente doloroso vedere le difficoltà che deve affrontare quotidianamente il tuo bambino, a causa dell’ADHD, da quando si sveglia al mattino fino alla messa a letto alla sera.
Quando un bambino ha l’ADHD, il suo livello di autonomia è più ridotto rispetto ai coetanei e la quotidianità diventa molto stressante, per lui e i suoi famigliari, perchè anche fare le piccole cose può essere molto difficilie”

Gabrielle Carlson, Prof.ssa di psichiatria e pediatria alla Stony Brook University School of Medicine, racconta di essere cresciuta con un fratello con ADHD, “mentre lei era la sorella/figlia maggiore perfetta“.
Mio fratello ha fatto impazzire i miei genitori, pur avendo lo stesso mio QI !
In famiglia erano tutti completamente disorientati sul motivo per cui io avevo così tanto successo a scuola, mentre con mio fratello i suoi insegnanti cambiavano strada per non incrociare mia madre, quando la vedevano arrivare a scuola…”

Questo vissuto famigliare l’ha portata ad intraprendere con passione gli studi di psichiatria infantile, per comprendere meglio le cause dei sintomi e poter aiutare altre famiglie in difficoltà come la sua.

Gran parte del problema è che le persone, inclusi a volte anche i familiari, non si rendono conto di quanto l’ADHD possa rendere difficile la vita di un bambino.
La gente non capisce veramente cosa sia l’ADHD e perché un bambino intelligente non s’impegni per migliorare le sue prestazioni scolastiche – relazionali… e che non si tratta di superficiale pigrizia, o mancanza di determinazione.

Il dr Mark Bertin sottolinea : “all’ inizio è spiazzante per i genitori rendersi conto che l’ADHD è una condizione medica provata scientificamente e che la ricerca sta definendo quanto possa essere distruttiva nella vita di chi ne è colpito. Che i loro bambini riescono a concentrarsi solo su cose che trovano di loro interesse, ma che non è solo un problema motivazionale.
Ma è proprio comprendendo/approfondendo i molteplici aspetti dell’ADHD – e cioè che il bambino ha problemi di funzione esecutiva ed ha bisogno di aiuto nella pianificazione, o che il bambino non può controllare le sue emozioni e ha bisogno di aiuto per la gestione della rabbia – che i genitori possono aiutarlo concretamente.”

Spesso questi bambini/ragazzi ci stanno davvero provando, si alzano la mattina e pensano/dicono: ” oggi m’ impegnerò, ci proverò a farlo...”, ma poi si accorgono che non dipende sempre dalla loro buona volontà.
Hanno bisogno di aiuto per contenere con successo i sintomi dell’ADHD !

Ormai sono a disposizione una miriade di strategie, essenziali per il bambino, la sua famiglia e gli insegnanti, concretamente di grande aiuto.
Per i genitori questo significa cercare di fornire una struttura, dare feedback positivi e stabilire limiti coerenti.
Usare quotidianamente questi molteplici interventi è comunque molto stressante e i genitori si sentono spesso inondati e sopraffatti nel prendersi cura del figlio con ADHD. Le famiglie devono essere quindi soprattutto consapevoli che non sarà semplice e che non ci sono soluzioni a breve termine !

Il dott. Bertin ha suggerito di pensare all’ADHD ” come ad un ritardo-immaturità di almeno 3/4 anni nelle capacità di autogestione/autonomia e autoregolamentazione emotiva “.

Con l’aiuto e “il lusso del tempo” avranno modo di svilupparsi.
Quindi i bambini con ADHD hanno bisogno di strategie a breve termine che li aiutino a funzionare, legate a ricadute a lungo termine.
Sarà importante fornirgli gli strumenti e le competenze di cui crescendo avranno bisogno nella vita, per i loro problemi nelle funzioni esecutive.

Il progetto a lungo termine dovrà quindi essere quello di renderli indipendenti, ma nel frattempo quello a breve termine sarà di aiutarli a sostenere uno zaino, per il momento, molto più pesante di quello dei loro coetanei.

Tratto, adattato e tradotto liberamente da:

https://www.nytimes.com/…/helping-kids-with-adhd-and-their-…

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